Il dolore
La crisi spiegata ai bambini
Melisanda M. Autunnali
◗
Un momento dellincontro ieri mattina alla scuola elementare Dante Alighieri Operai Lucchini in classe alle elementari
3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. «Com'è organizzato il vostro lavoro?». «Abbiamo un programma che non prevede momenti di sosta. Il nostro è un lavoro che va avanti 24 ore su 24, e serve a costruire delle rotaie destinate ad andare in tutto il mondo». Comincia sotto il segno di piccole curiosità l'incontro tra i bambini della scuola elementare Dante Alighieri e i due operai Lucchini Paolo Bientinesi e Luciano Panicucci. Nell'aula magna dell'istituto i piccoli sono circa 60: le classi quinte A, B e C, e i rappresentanti delle classi quarte, gli stessi cioé che fanno parte del consiglio della Città dei Bambini. Con loro, le maestre, a cui spetta il compito di aprire l'incontro, parte di un progetto dal titolo «Il futuro siamo noi, aiutateci a capire». Sentendo le notizie che arrivano di continuo dalla televisione, spiegano le insegnanti, i bambini hanno infatti cominciato a porsi e porre interrogativi precise sulla crisi e su ciò che probabilmente renderà diverso il Natale di molte famiglie, anche qui a Piombino. «Il Natale però - replicano gli operai - deve essere soprattutto una festa di famiglia, con o senza regali. Noi ci adegueremo, e anche voi, bambini, dovrete fare l'altrettanto». Le domande si fanno incalzanti, variando dall'inevitabile interesse per le attività che si svolgono in fabbrica alle previsioni per il futuro. Cosa accadrà alla Lucchini, perché proprio questa azienda si è trovata a essere in difficoltà, e come sarà possibile uscirne. E ancora: quante persone ci sono in cassa integrazione, e perché è diventato così difficile oggi avere un lavoro, sia per chi lo ha già e rischia di perderlo, sia per chi ancora non è riuscito a trovarne uno. Gli operai rispondono pazienti, sorridendo della spontaneità degli interrogativi e del confronto tra la loro esperienza e la storia piccola dei ragazzi che hanno di fronte. «E' la prima crisi che dovete affrontare?» chiede infatti a un certo punto un bambino. «No - rispondono Bientinesi e Panicucci - perché molti anni fa, nel 1993, quando tu ancora non eri nato, siamo stati per ben 38 giorni con i picchetti davanti alla fabbrica a scioperare perché lo stato italiano voleva venderla a questo Lucchini di cui tanto sentite parlare. E dopo molte persone furono licenziate e altre finirono in cassa integrazione anche per due anni». I piccoli replicano con occhi sgranati, e chissà se tutto è davvero troppo grande o troppo lontano per essere compreso. «Ma il vostro lavoro vi piace?» chiedono allora. «Certo - rispondono i due uomini - e ci riteniamo fortunati, anche se i lati positivi vanno di passo con quelli negativi». La curiosità diventa irresistibile: «Ed è proprio quello che avreste voluto fare da ragazzi?». Bientinesi e Panicucci s'illuminano di fantasia bambina: «L'importante è trovare un lavoro secondo le proprie attitudini. Poi va da sé che l'ideale sarebbe stata un'isola deserta dove non fare niente! Oppure pilotare un aereo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
