Attenzione
Tozzi dà l'addio al Parco dell'Arcipelago
Carlo Bartoli
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Mario Tozzi presidente del Parco dell’Arcipelago toscanoMario Tozzi lascia la presidenza del Parco dell’arcipelago dopo 5 anni di impegno e polemiche. Per l’incarico non prende neanche un euro e ora ha nuove prospettive di lavoro. Ma chiude lanciando accuse agli elbani
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Di Mario Tozzi non si può certo dire che sia stato un presidente del Parco dell'Arcipelago anonimo e incolore. Per cinque anni ha suscitato polemiche e speranze, ha catalizzato critiche feroci e consensi convinti. Ma adesso, giunto a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato, ha annunciato che non intende ricandidarsi alla guida del Parco. Con il suo addio, probabilmente, decadrà anche il consiglio del Parco: i membri a lui vicini vedono come il fumo negli occhi l'interim che scatterebbe a favore del vicepresidente Angelo Banfi. E con l'eventuale decadenza del consiglio il ministero dovrà nominare un commissario.
Presidente, come mai rinuncia a presentare la candidatura per un altro mandato?
«Ho parecchio da fare. La carica di presidente del Parco assorbe tantissimo tempo e io devo anche preoccuparmi di pensare al mio sostentamento, visto che da un anno non percepisco più alcuna remunerazione. Veniamo considerati alla stregua di una bocciofila, senza tenere conto che il presidente ha la responsabilità legale del Parco. Il ragioniere generale dello Stato Mario Canzio si è assunto la responsabilità di commettere un errore clamoroso e non certo per risanare i conti, visto che cumulando gli stipendi dei 23 presidenti dei Parchi, che percepivano 1.400 euro il mese, non si raggiunge il totale dello stipendio incassato ogni mese da Canzio. La presidenza di un Parco non può essere una carica onorifica».
Se ne va per questo?
«No, non è questa la ragione. Ho nuove prospettive di lavoro e pesa anche il difficile rapporto con una bella fetta di elbani che hanno un problema culturale molto forte. Pur con le dovute e importanti eccezioni, c'è un'ignoranza media allarmante. Prendiamo il caso dell'Associazione degli albergatori che ha diramato un comunicato che definirei "delinquenziale". L'alluvione si è verificata perché sono state edificate delle costruzioni in zone a rischio e gli albergatori se ne sono usciti dicendo che la colpa dell'inondazione è del Parco che non ha pulito i fossi. Un misto di ignoranza e malafede contro il quale nessun sindaco si è sentito in dovere di insorgere».
Il rapporto tra Parchi e territori è spesso complicato. Nell'Arcipelago il conflitto è irrisolvibile?
«Il Parco dovrebbe essere considerato un valore, mentre all'Elba pensavano che dovesse fare l'operatore turistico, ma questo è assurdo. Il Parco ti dà un "bollino blu" che ti consente di attirare il turismo, ma ognuno fa il proprio mestiere. Il mio mestiere non è quello di fare il tour operator. All'Elba c'è gente che parla del Parco come se parlasse della Fiorentina; per diventare esperto in questioni ambientali basta aver fatto una passeggiata in campagna....».
Eppure lei non si è trovato di fronte solo oppositori.
«Quando parlo dell'ignoranza e della malafede mi riferisco a certi portatori di interessi per i quali l'unico valore è il prezzo al metro quardo di un immobile vista mare. Diecimila euro, per la cronaca. Ci sono molti portatori di interessi, che purtroppo hanno ascolto nella popolazione, per i quali non c'è altra preoccupazione che ricominciare a edificare. E dire che lo chiamano sviluppo. Ci sono però anche persone che hanno a cuore l'ambiente e che hanno una grande sensibilità. Penso a Roberto Peria, il sindaco di Portoferraio che ha fatto un ottimo piano regolatore, ad Anna Bulgaresi, sindaco di Marciana, a Vanno Segnini, sindaco di Campo nell'Elba, a Danilo Alessi, sindaco di Rio nell'Elba, a Umberto Mazzantini».
Insomma, nonostante le eccezioni gli elbani si sono rivelati troppo coriacei?
«Magari il problema fosse solo questo! Il fatto è che i Parchi hanno di fronte un futuro sempre più grigio. Sono in declino a causa della progressiva ristrettezza dei fondi a disposizione che ormai sono sufficienti solo a garantire la sopravvivenza. In queste condizioni, ritengo di aver svolto bene il mio mandato e grande merito va al Consiglio e al personale. Guardi, le confesso che ho ricevuto una proposta da parte di un altro Parco, ma l'ho subito declinata. Senza risorse è impossibile incidere veramente».
Dopo di lei il diluvio? Anzi, un altro commissario?
«Alle mie spalle non c'è il deserto. Vedrei benissimo al mio posto Umberto Mazzantini di Legambiente che è un grande esperto di questioni ambientali ed ha il pregio di essere elbano, così come reclamano in molti oggi all'Elba. Sarebbe un ottimo presidente, ma non lo sarà mai, dato che non è un portatore di interessi».
Presidente, come mai rinuncia a presentare la candidatura per un altro mandato?
«Ho parecchio da fare. La carica di presidente del Parco assorbe tantissimo tempo e io devo anche preoccuparmi di pensare al mio sostentamento, visto che da un anno non percepisco più alcuna remunerazione. Veniamo considerati alla stregua di una bocciofila, senza tenere conto che il presidente ha la responsabilità legale del Parco. Il ragioniere generale dello Stato Mario Canzio si è assunto la responsabilità di commettere un errore clamoroso e non certo per risanare i conti, visto che cumulando gli stipendi dei 23 presidenti dei Parchi, che percepivano 1.400 euro il mese, non si raggiunge il totale dello stipendio incassato ogni mese da Canzio. La presidenza di un Parco non può essere una carica onorifica».
Se ne va per questo?
«No, non è questa la ragione. Ho nuove prospettive di lavoro e pesa anche il difficile rapporto con una bella fetta di elbani che hanno un problema culturale molto forte. Pur con le dovute e importanti eccezioni, c'è un'ignoranza media allarmante. Prendiamo il caso dell'Associazione degli albergatori che ha diramato un comunicato che definirei "delinquenziale". L'alluvione si è verificata perché sono state edificate delle costruzioni in zone a rischio e gli albergatori se ne sono usciti dicendo che la colpa dell'inondazione è del Parco che non ha pulito i fossi. Un misto di ignoranza e malafede contro il quale nessun sindaco si è sentito in dovere di insorgere».
Il rapporto tra Parchi e territori è spesso complicato. Nell'Arcipelago il conflitto è irrisolvibile?
«Il Parco dovrebbe essere considerato un valore, mentre all'Elba pensavano che dovesse fare l'operatore turistico, ma questo è assurdo. Il Parco ti dà un "bollino blu" che ti consente di attirare il turismo, ma ognuno fa il proprio mestiere. Il mio mestiere non è quello di fare il tour operator. All'Elba c'è gente che parla del Parco come se parlasse della Fiorentina; per diventare esperto in questioni ambientali basta aver fatto una passeggiata in campagna....».
Eppure lei non si è trovato di fronte solo oppositori.
«Quando parlo dell'ignoranza e della malafede mi riferisco a certi portatori di interessi per i quali l'unico valore è il prezzo al metro quardo di un immobile vista mare. Diecimila euro, per la cronaca. Ci sono molti portatori di interessi, che purtroppo hanno ascolto nella popolazione, per i quali non c'è altra preoccupazione che ricominciare a edificare. E dire che lo chiamano sviluppo. Ci sono però anche persone che hanno a cuore l'ambiente e che hanno una grande sensibilità. Penso a Roberto Peria, il sindaco di Portoferraio che ha fatto un ottimo piano regolatore, ad Anna Bulgaresi, sindaco di Marciana, a Vanno Segnini, sindaco di Campo nell'Elba, a Danilo Alessi, sindaco di Rio nell'Elba, a Umberto Mazzantini».
Insomma, nonostante le eccezioni gli elbani si sono rivelati troppo coriacei?
«Magari il problema fosse solo questo! Il fatto è che i Parchi hanno di fronte un futuro sempre più grigio. Sono in declino a causa della progressiva ristrettezza dei fondi a disposizione che ormai sono sufficienti solo a garantire la sopravvivenza. In queste condizioni, ritengo di aver svolto bene il mio mandato e grande merito va al Consiglio e al personale. Guardi, le confesso che ho ricevuto una proposta da parte di un altro Parco, ma l'ho subito declinata. Senza risorse è impossibile incidere veramente».
Dopo di lei il diluvio? Anzi, un altro commissario?
«Alle mie spalle non c'è il deserto. Vedrei benissimo al mio posto Umberto Mazzantini di Legambiente che è un grande esperto di questioni ambientali ed ha il pregio di essere elbano, così come reclamano in molti oggi all'Elba. Sarebbe un ottimo presidente, ma non lo sarà mai, dato che non è un portatore di interessi».
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