Il Tirreno

Operaio e dirigente dell’ex Pci

Lutto per la morte di Emilio Micaelli

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 PIOMBINO. È morto ieri mattina a 79 anni, nella sua abitazione in via Don Minzoni, Emilio Micaelli. Operaio dell'allora Italsider, è stato uno degli esponenti di punta del Pci negli Settanta-Ottanta. Già capogruppo in consiglio comunale fu eletto nel comitato centrale. Nel Pci gli avevano affibbiato il soprannome "veleno", per il suo modo appassionato di discutere e per la sua verve polemica, non certo per la sua indole, profondamente umana.  Emilio Micaelli è stato uno degli ultimo rappresentati di una classe operaia ormai scomparsa. Attaccata al lavoro come alle letture. Operai che conoscevano alla perfezione la fabbrica, in grado di dire sempre la loro.  Una fabbrica che era allora il mito dipinto da Ferdinando Farulli. Operai con elmento e visiera davanti al rosso dell'acciaio incandescente. Assai più di oggi, Piombino era la città-fabbrica. Oltre 14mila metalmeccanici, un fiorire di giornalini, a volte addirittura di reparto. Erano gli operai che ambiva a diventare classe dirigente ed Emilio Micaelli, catapultato dalle acciaierie nel comitato centrale del Pci, ne era un tipico esponente. La sua casa era piena di libri che gli Editori Riuniti, fornivano allora gratis ai membri del comitato entrale.  Arrivava ogni pomeriggio in via Torino, sede del comitato comunale e della sezione di fabbrica, con la sua Vespa 50. Ci metteva poco ad accendere discussioni animate che duravano anche l'intero pomeriggio. Un'intelligenza lucida, una passione politica totalizzante. Questo era Emilio Micaelli. La salma sarà trasferita stamani alle 9 a Livorno, dove lunedì sarà cremata.

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