Il Tirreno

In corteo per dire no al razzismo. La comunità senegalese piange Samb e Diop

In corteo per dire no al razzismo. La comunità senegalese piange Samb e Diop

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PIOMBINO. Lo hanno scritto su pezzi di cartone e di lenzuola. Su striscioni improvvisati. In un italiano qualche volta da interpretare. Il messaggio, però, è chiaro e forte. «No al razzismo. Siamo come voi».In circa trecento, di più per gli organizzatori, di meno per le forze dell'ordine, hanno partecipato alla manifestazione voluta dall'associazione Teranga per ricordare la vicenda di Firenze. Brucia, eccome, l'uccisione di Samb Modou e Diop Mor e il ferimento di due cittadini senegalesi per mano di un fanatico di destra. E' uno schiaffo intollerabile. Il corteo parte da largo Caduti sul lavoro. E il meteo gli dà una mano.Niente slogan. Le bandiere dei partiti di sinistra e dei sindacati macchiano la folla dei partecipanti. Pochi gli italiani. Ci sono gli assessori Anna Tempestini e Sergio Giorgi, e i rappresentanti della Consulta immigrati. Gli striscioni di alcune delle associazioni attive sui temi dell'integrazione. Samarcanda, Arci, Emergency, «Ruggero Toffolutti». Soprattutto c'è la comunità senegalese del comprensorio ed oltre. Con le donne e i bambini. Tanti volti neri e giovanissimi. Pronti al sorriso e a raccontarsi. «Odiare così una persona per una questione di pelle, è inconcepibile», taglia corto Adjia Yade, portavoce delle donne del suo Paese. Il corteo, intanto, raggiunge piazza Gramsci. Si forma un cerchio. Ed è come se il rito della preghiera musulmana, perchè musulmani erano Samb e Diop, accarezzasse tutti. Un ragazzino ripone con cura il pezzo di carta con cui ha sfilato. «Non ho la pelle bianca. Ma un cuore a un'anima come te». C'è scritto così.

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di Redazione web