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Dopo gli omicidi di Firenze 300 persone in corteo per dire stop al razzismo
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Alcuni momenti del corteo organizzato dalla comunità senegalese di Piombino e sotto la preghiera in piazza Gramsci 2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Lo hanno scritto su pezzi di cartone e di lenzuola. Su striscioni improvvisati. In un italiano qualche volta da interpretare. Il messaggio, però, è chiaro e forte. No al razzismo. Siamo come voi. In circa trecento, di più per gli organizzatori, di meno per le forze dell'ordine, hanno partecipato alla manifestazione voluta dall'associazione Teranga per ricordare la vicenda di Firenze. Bruciano, eccome, l'uccisione di Samb Modou e Diop Mor e il ferimento di due cittadini senegalesi per mano di un fanatico di destra. E' uno schiaffo intollerabile. Forse inaspettato. Il corteo parte da largo Caduti sul lavoro. E il meteo gli dà una mano. Niente slogan. Le bandiere dei partiti di Sinistra e dei sindacati macchiano la folla dei partecipanti. Pochi gli italiani. Ci sono gli assessori Anna Tempestini e Sergio Giorgi, e i rappresentanti della Consulta immigrati. Gli striscioni di alcune delle associazioni attive sui temi dell'integrazione. Samarcanda, Arci, Emergency, «Ruggero Toffolutti». Soprattutto c'è la comunità senegalese del comprensorio ed oltre. Con le donne e i bambini. Tanti volti neri e giovanissimi. Pronti al sorriso e a raccontarsi. «Odiare così una persona per una questione di pelle, è inconcepibile», taglia corto Adjia Yade, portavoce delle donne del suo Paese. Buthiditsasa Dande ha 27 anne e un posto da cameriera: «Lasciamo le nostre famiglie, veniamo qua, lavoriamo. Provo dolore. E rabbia. Mi mancano le parole». Gueyecheick Khassim è un operaio agricolo. E ha paura: «Non credo che quanto è accaduto a Firenze sia colpa di una sola persona. Dietro c'è qualcosa di più grave. Temo che possa capitare ad altri». «Essere qui è il minimo che si potesse fare. Forse sarebbe stata più utile una risposta immediata. Comunque, è importante che una risposta ci sia stata», dice Cristiana Giannini dell'associazione Gaibila. Il corteo, intanto, raggiunge piazza Gramsci. Si forma un cerchio. Ed è come se il rito della preghiera musulmana, perchè musulmani erano Samb e Diop, accarezzasse tutti. Tocca a Ndiaga Tall, segretario della Teranga, dire poche cose. E a denunciare gli omicidi di Firenze come una ferita per l'umanità. Mentre Diop Djily della Consulta, ringrazia i partecipanti, un ragazzino ripone con cura il pezzo di carta con cui ha sfilato. «Non ho la pelle bianca. Ma un cuore a un'anima come te». C'è scritto così. Valeria Parrini ALTRI SERVIZI A PAGINA 5
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