Il Tirreno

La lunga marcia per sopravvivere

Giorgio Pasquinucci
Alcuni momenti della marcia di 8 chilometri per difendere l’integrità dello stabilimento Lucchini
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Alcuni momenti della marcia di 8 chilometri per difendere l’integrità dello stabilimento Lucchini

Corteo di otto chilometri degli operai per difendere la Lucchini

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 PIOMBINO. «Siamo per un'unica soluzione, non ce ne sono altre: mantenere il ciclo integrale per salvare la fabbrica e l'economia del compresorio». Ha concluso così il segretario della Fiom Luciano Gabrielli la manifestazione che si è svolta ieri mattina in occasione dello sciopero di 4 ore alla Lucchini. In 1500 hanno partecipato a quella che è stata subito ribattezzata la "marcia della sopravvivenza".  Otto chilometri per i lavoratori che in corteo sono partiti verso le 9 dalla portineria Lucchini di Ischia Crociano. Sei per quello partito dalla portineria centrale che si è riunito all'altro al Gagno per poi confluire insieme in città. Sono tornati i tamburi a scandire la marcia dei lavoratori e centinaia di bandiere agitate da un forte vento di libeccio. In testa al corteo lo striscione che è ormai diventato uno degli emblemi della resistenza degli operai della Lucchini: «In sciopero oggi per lavorare domani».  Il corteo multicolore ha semiparalizzato il traffico in entrata e in uscita dalla città. Ingente lo schieramento delle forze dell'ordine. Subito dopo che il corteo partito dalla portineria centrale ha imboccato il viale Unità d'Italia, i vigili urbani hanno chiuso il traffico, deviando le auto sul viale Medaglie d'Oro, quindi verso la rotatoria di via della Pace. Quando il corteo ha superato la Sol, il traffico è stato quindi deviato sulla vecchia Provinciale del Cotone. Tutto questo non è tuttavia riuscito ad evitare chilometri di code e imbottigliamenti. Anche se tutto si è svolto in modo ordinato e, almeno sulla strada, con poche proteste degli automobilisti.  La "lunga marcia" si è conclusa in piazza Gramsci. Sui volti preoccupati di giovani e più anziani lavoratori si poteva leggeva il dramma che molte famiglie stanno ormai vivendo da mesi. Il futuro delle fabbrica è in pericolo. Il 23 si spegnerà l'altoforno, il cuore della fabbrica, per il quale si prevede già una difficile ripartenza il 18 gennaio.  Dall'altro ieri è già partita la cassa integrazione a rotazione per circa 400 lavoratori del Tmp e del Tve. Già in cig circa 300 lavoratori delle Lucchini servizi, ieri i sindacati hanno firmato altra cassa per tre imprese dell'indotto: la Tre Emme, la Cime e la Intermeccanica. Altre richieste molto probabilmente saranno presentate nei prossimo giorni.  Duro nei toni e senza mezzi termini nei contenuti l'intervento in piazza Gramsci di Luciano Gabrielli. Il piano finanziario della Lucchini sarà presentato al tribunale la prossima settimana. «Si libereranno delle risorse per ridare un minimo di liquidità alle imprese e riprendere l'acquisto delle materie prime. Ma il problema non è assolutamente risolto con il piano - ha sostenuto Gabrielli - La fabbrica in questo modo può andare avanti altri sei mesi. C'è poco tempo per trovare un acquirente per la Lucchini».  E quel che ricerca il sindacato non è un partner qualunque, bensì un interlocutore industriale che possa garantire l'integrità dello stabilimento, altoforno compreso.  «Passera facci entra... al ministero», era scritto con ironia in uno striscione portato dagli operai in corteo. Di fronte ad un gruppo dirigente dell'azienda che potrebbe cambiare da un momento all'altro - subito dopo la presentazione del piano finanziario in tribunale è prevista la nomina del nuovo Cda della Lucchini - le garanzie vengono chieste al nuovo ministro dello Sviluppo economico. Impegni precisi per salvare il secondo centro siderurgico a ciclo integrale del Paese, l'unico per la produzione di prodotti lunghi.  Il sindacato preannuncia un'intensificazione delle lotta. Lunedì ci sarà anche un incontro col prefetto di Livorno, che ha chiesto informazioni dirette sulla vertenza. «Finora la nostra protesta è stata pacifica, ma se la situazione dovesse precipitare - afferma Gabrielli - il sindacato non potrà garantire la stessa situazione di tranquillità».  La manifestazione di ieri si è conclusa con uno scenario che ha richiamato alla mente lo sciopero di 39 giorni del '92, al momento del passaggio della fabbrica dalla partecipazioni statali a Lucchini. Un piatto di pasta al pomodoro e un bicchiere di vino novello per tutti, offerto dal Pd, prima del rientro in fabbrica.

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