Sicurezza
Addio all'elbano che viveva accanto al cielo
◗
Unimmagine di Custodio Fortunio E' morto Custodio Fortunio, il guardiano del monte Capanne
2 MINUTI DI LETTURA
PORTOFERRAIO. Pochi sanno che il maggiore dei nostri monti sacri, il Capanne appunto, rimarrà custode della vita di un uomo speciale, l'elbano più vicino al cielo, un ultimo etrusco che per quasi quarant'anni ogni mattina al buio saliva in sella alla montagna più alta. Vi trascorreva ogni giornata, fosse anche di pioggia, di vento o di neve. Ieri, venerdì 16 dicembre, l'uomo che toccava il cielo con un dito è tornato in quello stesso cielo, dopo decenni passati sul granito accanto ai ponti radio si è goduto poco del meritato riposo, colpito da un'altro spirito, cattivo e incurabile. Custodio Fortunio, 71 anni, è morto a causa di una malattia incurabile. «Era il guardiano del Monte Capanne, di certo tra i più sacri agli etruschi, si chiamava Custodio - ricorda Angelo Mazzei, operatore turistico nonché nipote di Custodio - e non soltanto Custodio, ma Custodio Fortunio: il custode dei destini dello spirito del Tirreno, di questa divinità di granito con cui ha trascorso ogni giorno della sua vita dagli anni'60 ai'90. E' stato l'ultimo elbano così vicino al cielo, custode della sacra montagna, guardiano di storie ancestrali e destini indecifrabili». Tutti gli elbani, prima o poi, hanno incontrato il custode dei monti durante una passeggiata, per chiedere un consiglio, per essere aiutati. In tanti, tra gli isolani, hanno ben fissato nella mente la storia di quando Custodio ebbe un incontro ravvicinato con dei cinghiali che lo rincorsero. Non certo per fare amicizia. Lui scappò e si mise in salvo salendo su un albero. «Per anni ha sorvegliato la catena montuosa che sovrasta Marciana - racconta Mazzei - dove si dice che la linea dell'orizzonte terrestre appare disegnata da un declivio montano che, partendo dal lunato Monte si china verso il Monte Catino, si distende in una lieve concavità fra le sorgenti della Madonna del Monte e il Masso dell'Aquila, e infine scoscende sul mare dopo aver formato una larga V fino all'Omo Masso». «Una volta visitati quei siti uno per uno, e analizzato l'insieme - conclude Mazzei - ti ritrovi con la nitida convinzione di avere di fronte uno straordinario sistema sacrale etrusco. Voltando lo sguardo ad oriente invece l'occhio è rapito dalle forme straordinarie della Galera (c.968m) e del Capanne (c.1019m). Anch'esse formano uno scollato a forca che era tipico dello spiritualismo etrusco di matrice geopsichica. Gli etruschi, come gli aborigeni d'Australia, percepivano l'anima dei luoghi, e tra questi certe montagne e vallate erano considerate vere e proprie identità custodi di energie vitali e di storie. Monti custodi di storie e di vita».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
