Il Tirreno

Sindacati sempre più preoccupati per il futuro della fabbrica. Da oggi una tenda in piazza Gramsci

Slitta il piano, Lucchini in sciopero

Giorgio Pasquinucci
Operai Lucchini durante l’ultima assemblea e a lato Luciano Gabrielli
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Operai Lucchini durante l’ultima assemblea e a lato Luciano Gabrielli

Oggi pomeriggio le tute blu tornano a sfilare per il centro della città

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 PIOMBINO. Slitta ancora il deposito del piano finanziario della Lucchini in tribunale e intanto i sindacati scendono oggi in sciopero, dalle 14,30 alle 16,30 (il turno di notte dalle 22,30 alle 0,30). Previsto nel pomeriggio un corteo che dalla portineria centrale si concluderà in piazza Gramsci, dove i sindacati monteranno una tenda. Un presidio che domani sarà utilizzato per organizzare incontri con le forze politiche e sociali, con gli studenti e coi cittadini.  I sindacati escono ancora una volta dalla fabbrica per rincontrare tutti coloro che, il 15 novembre scorso, sono stati protagonisti della massiccia manifestazione in difesa del polo siderurgico. «Questa volta però - spiega il segretario della Fiom Luciano Gabrielli - tutta l'attenzione è concentrata sul futuro della Lucchini. Abbiamo la sensazione netta di essere ormai entrati nella fase finale della vicenda. La mobilitazione ha dunque l'obiettivo di far crescere la consapevolezza della necessità di difendere l'integrità dello stabilimento».  In fabbrica le preoccupazioni stanno aumentando e circolano le ipotesi più disparate. Non contribusce certo a rendere il clima più sereno il nuovo slittamento del deposito al Tribunale di Milano del piano finanziario che, secondo quanto dichiarato dai manager Lucchini durante il vertice con il presidente della Regione Rossi, avrebbe dovuto essere presentato oggi.  Sembra che il piano asseverato sia già nelle mani dei manager Lucchini e della banche. Ci sarebbe tuttavia ancora qualche limatura da fare e, nella migliori delle ipotesi, il deposito potrebbe avvenire domani. Questo permetterebbe di liberare una parte dei soldi incassati dalla vendita di Ascometal. A questo punto, sottratte le spese, circa 335 milioni. Di questi 108 saranno trattenuti dalle banche, 63 milioni saranno accantonati per pagare i crediti pregressi delle imprese d'appalto e dei fornitori (che potranno però essere svincolati solo al momento dell'omologa prevista dopo un paio di mesi), 50 milioni saranno destinati ai creditori privilegiati (Inps e Tfr), 104 milioni resterebbero invece disponibili per pagare i fatturati delle imprese degli ultimi tre mesi e per ridare fiato all'attività produttiva.  Ma il sindacato, che pur considera importante questo passaggio per sostenere l'indotto, non è affatto tranquillo. «La fabbrica - sostiene Gabrielli - può in questo modo sopravvivere per altri 6-8 mesi. Il problema resta quello di trovare un partner industriale in grado di garantire la continuità del ciclo integrale».  Per questo Fim, Fiom e Uilm insistono sulla richiesta di un incontro con il ministro dello Sviluppo economico, al quale si chiederanno impegni precisi in difesa della siderurgia. Una richiesta sostenuta dallo sciopero di oggi e da una ancora più forte iniziativa che Fim, Fiom e Uilm stanno preparando per venerdì.  Sempre più difficile, intanto, è la situazione tra le imprese. Ieri i sindacati hanno firmato l'accordo per la cassa integrazione alla Lucchini servizi. Poco meno di 300 lavoratori resteranno a casa fino al 24 dicembre. Una volta fermato l'altoforno, ci sarà ricorso ai permessi retribuiti fino al 2 gennaio, quando di nuovo scatterà la cig fino al 25.  Quello di domani sarà un vero e proprio "cig day". I sindacati discuteranno infatti con Confindustria il ricorso alla cassa per una serie di imprese. Tra queste ci saranno sicuramente la Intermeccanica, la Emi, la Tre Emme, la Tecniref. Il 17 si fermeranno poi anche i treni di laminazione Tmp e Tve, con conseguente cig per circa 400 dipendenti diretti, per i quali il rientro è previsto intorno al 25 gennaio. Il peggio arriverà dal 24 dicembre, quando l'intero stabilimento si fermerà per riprendere il 18 gennaio. Una ripresa graduale, condizionata dai tempi necessari per rimettere in marcia l'altoforno.

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