Il Tirreno

SINDACI E BALZELLI

«E se ci rinunciassi?»

Andrea Ciumei
◗
Andrea Ciumei

2 MINUTI DI LETTURA





 PORTOFERRAIO. Ora non si chiama più Ici. Il suo nuovo nome è Imu ma, di fatto, il senso è lo stesso. Torna infatti la tassa sugli immobili, che siano prime case, seconde o terze, piuttosto che abitazioni private. Fino al 2007 il tributo era ossigeno puro per i Comuni che poi hanno dovuto rinunciare a incassare i versamenti dei proprietari delle prime case. In queste ore si sta cercando di capire cosa succederà con l'introduzione, a partire dal prossimo gennaio, dell'Imu. E soprattutto si cerca di chiarire quanto - dei nuovi introiti - resterà nelle casse dei Comuni e quanto invece dovrà essere girato allo Stato. «Ai Comuni non resterà niente - commenta il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria - se si considera che sullo sfondo c'è il taglio di 1,4 miliardi di euro ai Comuni. Più che Imu sarebbe stato onesto chiamare la Tassa "Isi", ovverro imposta statale sugli immobili». Il giudizio sulla manovra di Monti non è positivo. «Come sempre i grandi capitali non sono toccati, i cittadini normali pagano e il Comune è costretto a fare da esattore, spiega Peria. Ciascun Comune può incidere sul conteggio dell'Imu modificando in eccesso o in ribasso - fino al 2 per mille - le aliquote fissate dal governo, pari al 4 per mille per le prime case e al 7,6 per mille per le seconde e terze case.  C'è chi, nonostante la mossa di Monti, pensa a soluzioni alternative. «Stiamo parlando di un decreto che deve ancora trasformarsi in legge - sostiene il sindaco di Marciana Marina, Andrea Ciumei - in queste ore stiamo valutando la possibilità di rinunciare comunque agli introiti dell'Imu sulle prima case, in cambio di un ritocco in aumento per le seconde e soprattutto per le terze case. Stiamo verificando i numeri, ma pensiamo che, con qualche accorgimento, i tributi possano essere applicati in modo più equo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa