Il Tirreno

Arriva l'Imu, ma il conto è più salato

Luca Centini
Una veduta del centro abitato di Portoferraio, il Comune più popolato dell’Isola d’Elba
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Una veduta del centro abitato di Portoferraio, il Comune più popolato dell’Isola d’Elba

Andava meglio con l'Ici, ora per la prima casa si arriva a pagare quasi il doppio

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 PORTOFERRAIO. Chi ha una casa di proprietà finirà per rimpiangere l'Ici. Sembra un paradosso. E invece è quello che, almeno a guardare le cifre, accadrà quando i Comuni inizieranno a battere cassa per la nuova Imu. Eppure i proprietari di prime case, tranne quelli che possiedono abitazioni di gran lusso inserite nelle categorie A1, A8 e A9, avevano perso l'abitudine a versare l'imposta sugli immobili.  Dal 2008 non si è più versato un centesimo, da quando Berlusconi, con una zampata elettorale, abolì la tassa sulla prima casa, finendo quello che aveva iniziato Prodi a suon di esenzioni.  Ma dal 1 gennaio 2012, quando la manovra Monti sortirà i primi effetti, si tornerà a pagare all'Elba, come nel resto d'Italia. E anche in modo più salato.  Imu, quanto mi costi. Se il decreto non sarà trasformato nel corso del suo iter legislativo si pagherà per case, anche per la prima, per negozi, uffici e anche per i fabbricati rurali. Per le prime case l'aliquota stabilita dal governo è del 4 per mille, mentre per le seconde case, la cui incidenza all'Elba è superiore rispetto ad altre zone non turistiche, è fissata al 7,6%. La notizia, difficile da digerire per i proprietari delle case, è che con l'Imu si pagherà di più rispetto a quanto si faceva nel 2007. Il motivo? Sta tutto nelle rendite catastali, che vengono rivalutate fino al 60%, dal momento che il decreto Monti prevede un aumento automatico del valore pari al 5% e il passaggio a un coefficiente moltiplicatore diverso rispetto a prima, passato da 100 a 160.  Imu pesante, dunque. E' non ci sono scappatoie per sfuggire al pagamento. Se prima parecchi proprietari di appartamenti affidavano la prima casa in comodato d'uso al figlio, con l'immobile che figurava in uso come prima casa, adesso non c'è modo di scappare. Si paga tutti. E si paga di più.  La stangata. Gli uffici dei Comuni sono al lavoro in queste ore per capire, in modo approfondito, quali saranno le vere conseguenze della reintroduzuone della tassa sugli immobili, con l'arrivo dell'Imu. E' presto per avere un quadro chiaro, ma le prime simulazioni sono già state compiute. E l'idea di cosa cambia dal passaggio da Ici a Imu è tuttosommato già alla portata. Ecco un esempio che possiamo definire base. Un appartamento (prima casa) inserito in categoria A4, composto da 4 vani nel centro di Portoferraio, ha una rendita catastale, definita standard dagli uffici del Comune, di 937,37. Il calcolo è semplice. La rendita, rivalutata del 5% - nel 2007 - veniva moltiplicata per 100 (il coefficiente di allora), dopodichè veniva ancora moltiplicata per 0,044 (il 4,4 per mille era l'aliquota fissata dal Comune). In pratica, prima che Berlusconi abolisse l'imposta per la prima casa, si pagavano 233,06 euro di Ici, somma che viene dal totale di 433,06 a cui viene applicata una detrazione di 200 euro. Adesso a cambiare è il moltiplicatore, salito da 100 a 160, mentre l'aliquota è fissata al 4 per mille. Eseguendo lo stesso calcolo, valido per il medesimo immobile, si arriva a un Imu di 418,66 euro, quasi il doppio rispetto a quanto si pagava nel 2007. Gli aumenti si fanno più corposi se si prendono in considerazione le seconde case, per la quale si applica un'aliquota del 7,6%, rispetto al 7% del 2007. E all'Elba le seconde case sono una voce importante. Basti pensare a un comune come Marciana Marina che in questi anni ha ottenuto dallo Stato, a compensazione dell'Ici negato, 240mila euro (cifra peraltro sovrastimata, poiché alcuni intestatari di prima casa, poi scoperti dal Comune, in realtà risiedevano altrove), mentre per le seconde abitazioni incassava 1,36 milioni.  Margine di manovra comunale. La stangata c'è, inutile negarlo. E le cose potrebbero cambiare ancora se le rendite catsatali venissero aggiornate e, quindi ridefinite. Anche in questo caso l'esempio di Marciana Marina rende bene l'idea. Il Comune sta pressando da tempo l'agenzia del territorio per aggiornare la "famiglia" delle categrie catastali. Pare incredibile ma per Marciana Marina, ad oggi, non viene considerata la categria A8, ovvero quella comprendente le ville di lusso. Ci si ferma ai villini, con un contraccolpo ovvio - in termine di entrate - per le casse del Comune. Fatto sta che, qualora il decreto Monti andasse in porto così com'è, i Comuni, che ancora devono capire quanto gli rimarrà in tasca della nuova Imu, potranno modificare le aliquote fissate dal Governo fino a un massimo del 2 per mille. Il ritocco, sia in aumento che in riduzione, si può apportare sia per le prime che per le seconde case.

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