Attenzione
A trenta giorni dal disastro riaprono decine di negozi, ma la ricostruzione è ancora agli inizi
Campo prova a uscire dall'incubo
Luca Centini
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Il lungomare di Marina di Campo ancora semidistrutto Il paese spera nei risarcimenti, ma nessuno vuole farsi delle illusioni
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MARINA DI CAMPO. «Vedi questi bei fiori? Li ho voluti mettere per dare un segnale. Per dimenticare la tristezza che si avverte in paese». Tommaso Iervolino è il titolare del bar Baobab, sul lungomare di Marina di Campo. A un mese esatto dall'alluvione è uno dei pochi, in quella zona, ad aver riaperto il locale. «Per togliere il fango dalle stanze sono venuti anche i miei parenti da Napoli - racconta Iervolino - abbiamo lavorato per giorni. E ora siamo riaperti. In questo periodo non facciamo affari, perché Campo a dicembre dorme. Ma vogliamo dare un segnale di speranza. Il paese, in un modo o nell'altro, deve rialzarsi». E' questa l'atmosfera che si respira nel centro di Marina di Campo. Trenta giorni fa la bomba di acqua e fango si è abbattuta nel centro abitato del paese, spazzando via in poche ore abitazioni, ponti, strade e negozi. In un giorno l'alluvione ha sconvolto la vita di centinaia di campesi. E un mese dopo la ricostruzione è ancora agli inizi, con il fango che è stato tolto dalle strade e dalle case, sebbene i danni causati dall'alluvione siano ancora tutti lì da vedere. «Il paese sta ricominciando a funzionare - racconta Piero Pertici, titolare di una farmacia del centro - sembra quasi di vivere un dicembre come gli altri. Ma basta dare un'occhiata per capire che ci sono ancora tante cose da fare». La bomba d'acqua ha risparmiato la farmacia di Pertici, ma non la sua casa e la macchina di proprietà, sommerse dal fango. Sentir parlare di risarcimento, per il momento, è solo una speranza per il farmacista. «Speriamo che qualcosa arrivi, forse arriverà - dice - rispetto alle altre zone colpite dall'alluvione l'Elba è passata più inosservata. Ma la risonanza mediatica non è cruciale. L'importante è che sia il governo a darci una mano». Un mese fa le vie del centro erano diventate in poche ore dei torrenti in piena, con l'acqua che ha finito per distruggere decine di attività commerciali. Oggi, specialmente in via Roma, diversi negozi sono riaperti. A fatica si cerca di tornare alla normalità, anche se l'alluvione è una presenza immanente. Nelle chiacchiere nei bar, tra gli anziani che giocano a carte. Ognuno racconta quello che ha provato, dove si trovava durante quando i fossi sono esondati e l'acqua ha invaso le case. Si parla anche di governo, fondi per la ricostruzione e risarcimenti che si spera possano arrivare. «Qua c'è gente che ha perso tutto - dice la titolare di una yogurteria in via Roma - se saremo risarciti? La gente ci spera, ma non c'è niente di sicuro». Nessuno a Campo, fin nelle ore successive all'alluvione, si abbatte. Ma dal 7 novembre l'aria che si respira si è fatta più pesante. «Il paese è triste - racconta Tommaso Iervolino - l'inverno qua è sempre silenzioso, ma stavolta è diverso. Io non volevo neanche aprire il bar. E' stato mio fratello a insistere. Ma credo che tenere il locale aperto in questi giorni sia un segnale importante, uno stimolo per la cittadinanza».
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