Italia
Trecento in cassa integrazione
◗
Operai della Lucchini durante l’assemblea della scorsa settimanaI lavoratori della Lucchini servizi fuori a rotazione
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Oggi la firma dell'accordo. Domani primo giorno di cassa integrazione in Lucchini servizi. A rotazione, da qui al 28 gennaio, il provvedimento riguarderà tutti i 290 dipendenti. Non sono i primi e non saranno gli ultimi. L'Associazione industriali ha in calendario una serie di incontri con le aziende dell'indotto. Le richieste di cassa integrazione si stanno allargando a macchia d'olio. Nelle riunioni, fissate da domani a lunedì prossimo, saranno analizzate singolarmente. Un paio di giorni dopo, il Comitato delle aziende fornitrici Lucchini incontrerà le segreterie di Fim, Fiom e Uilm per tracciare il quadro generale e stipulare i relativi accordi. «Non è detto che, nel frattempo, non si aggiungano altre domande», afferma Umberto Paoletti. Il direttore di Confindustria ribadisce la gravità della situazione, condensata nella nota emessa al termine dell'assemblea del Comitato e resa pubblica ieri. E in cui è stato tratteggiato un indotto soffocato dalla mancanza di liquidità per i crediti sempre più consistenti nei confronti della Lucchini, dalle scadenze di fine anno e dalla scarsità di lavoro. L'accordo sulla cassa integrazione in Lucchini servizi prevede che nessun lavoratore superi la soglia delle 80 ore mensili. La situazione più difficile investe le officine. Appare meno critica nei cantieri collegati all'acciaieira anche se la fermata dell'altoforno, l'antivigilia di Natale, si farà sentire anche lì. Secondo fonti sindacali, tra le imprese candidate all'apertura della procedura di cassa, ci sono la Tre Emme (circa 120 dipendenti) e la Tecniref (una trentina). Di sicuro il procedimento scatterà il 15 al Treno medio piccolo e un paio di giorni dopo al relativo impianto di finimento. Il 19 toccherà agli addetti del Tve. Le stesse fonti sindacali, complessivamente, parlano di una situazione preoccupante ma che non sorprende. Gli interrogativi espressi in questa fase, sono più d'uno. Includono la stessa ripartenza dell'altoforno, indicata per il 18 gennaio, «non solo per questioni produttive, quanto per problemi tecnici che potrebbero manifestarsi, ad esempio, per il recupero delle temperature necessarie alla messa in marcia dell'impianto». I punti di sospensione si allungano verso l'asseveramento del piano per la ristrutturazione del debito (che fino alla prossima settimana non sarà formalizzato), e l'attesa della successiva omologazione da parte del tribunale. Una parte del tesoretto derivato dalla vendita di Ascometal dovrebbe essere liberato prima dell'omologa, e dare un po' d'ossigeno ai creditori. E su questo si conta. Fim, Fiom e Uilm, intanto, esprimono condivisione dell'amarezza espressa dai lavoratori con contratti scaduti. «Con lo sciopero di venerdì - dicono - abbiamo voluto difendere loro e denunciare la presenza in fabbrica di pensionati consulenti».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
