La protesta
Tassa di soggiorno, cresce la protesta
Paolo Federighi
Gli albergatori: «Gravare sui clienti è dannoso all'economia turistica»
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SAN VINCENZO. La protesta contro la tassa di soggiorno, che una parte dei Comuni della Val di Cornia e della Val di Cecina hanno intenzione di applicare, si espande fino a comprendere, oltre agli albergatori e operatori turistici associati di San Vincenzo, anche gli albergatori di Cecina, e di Bibbona. Secondo gli operatori, le ragioni della crescente protesta sarebbero molteplici. «Gravare il cliente di un costo aggiuntivo - affermano gli operatori - in una fase di recessione economica risulterebbe assai dannoso». Il rischio sarebbe il calo di presenze, con ricadute su tutto il comparto e sui livelli occupazionali, considerando che l'economia legata al turismo rappresenta una quota determinante del Pil della zona. «Un'altra ragione della nostra protesta - aggiungono gli albergatori - riguarda la nostra difficoltà nel recepire clientela nella bassa, media e alta stagione, e che sarebbe aggravata dall'introduzione della tassa». Forte è dunque la preoccupazione degli albergatori nel constatare che zone limitrofe non applicheranno la tassa (Isola d'Elba, Comuni pisani dell'alta e bassa Val di Cecina, una buona parte della Versilia e forse Follonica). «La conseguenza sarà che le zone turistiche non soggette alla tassa saranno privilegiate nella scelta del cliente, che potrà indirizzarsi in luoghi più competitivi a svantaggio della nostra zona». Per gli operatori turistici, l'applicazione della tassa di soggiorno sarebbe assurda alla luce del prossimo reinserimento dell'Ici sulla prima casa. «Ricordiamo - affermano gli operatori - che il precedente governo aveva dato facoltà ai Comuni di applicare la tassa di soggiorno al fine di sopperire alle mancate entrate derivanti dai versamenti dell'Ici sulla prima casa. Con ripristino dell'Ici, oltretutto maggiorata per la rivalutazione degli estimi catastali, andrebbe a decadere lo scopo per cui la tassa di soggiorno era stata istituita». Gli albergatori pongono quindi l'accento sugli investimenti sostenuti per costruire, ampliare e migliorare le proprie strutture, ai quali devono ancora far fronte. Gli enti locali, a loro giudizio, dovrebbero sostenere ed incentivare questi sforzi che «non producono rendita ma reddito, a favore di tutto il territorio». Secondo gli albergatori «sarebbe piuttosto opportuno che le amministrazioni tagliassero le spese inutili e superflue mirando alla crescita e allo sviluppo, senza ulteriori gabelle». tengono inoltre che sarbbe di notevole imbarazzo dover modificare all'ultimo momento, per l'eventuale applicazione della tassa di soggiorno, i prezzi già stabiliti e comunicati alle rispettive Province, alle agenzie e ai tour operator per il 2012. Altre preoccupazioni degli operatori sono l'ipotesi di aumento dell'Iva e la rivalutazione degli estimi catastali, che colpirebbero anche le strutture turistico-ricettive. «Per questo - concludono - chiediamo alle amministrazioni comunali di recedere dall'applicazione della tassa di soggiorno, che avrebbe conseguenze estremamente negative non solo nel comparto economico-turistico, ma anche su quello commerciale e su tutto l'indotto».
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