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Approdo turistico: il Comune dà l'ok alla gestione diretta

L’approdo turistico a Porto Azzurro
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L’approdo turistico a Porto Azzurro

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PORTO AZZURRO. Sarà lo stesso Comune a a gestire in prima persona lo specchio acqueo antistante il porto, finora affidato alla società in house D'Alarcon. Al posto degli ormeggiatori si muoveranno tra i moli i dipendenti dell'amministrazione comunale, almeno fino a quando non andrà in porto la privatizzazione di parte della D'Alarcon. La decisione presa durante l'ultima seduta del consiglio comunale arriva in seguito alla sentenza del Tar che ha accolto il ricorso della società Aethalia Service dichiarando irregolare la procedura per la concessione demaniale e il conseguente affidamento da parte del Comune (concessionario) alla D'Alarco (sub-concessionario).  «Il dato rilevante - ha detto il vicesindaco Angelo Banfi - è rappresentanto dal fatto che siamo noi come ente pubblico a gestire gli approdi in questo periodo nel quale si dovrà impostare nuovamente la gara di appalto per stabilire l'affidamento dell'incarico». Resta da capire se il passaggio del consiglio comunale, attraverso il quale la gestione dell'approdo da 200 posti barca va temporaneamente al Comune, sia considerato sufficiente per ottemperare alle disposizioni del Tar. Lo stesso Tribunale che ha concesso al Comune solo 7 giorni di tempo per indire una nuova gara pubblica per le concessioni demaniali. Nel caso in cui il Comune non riesca a indire un nuovo bando entro mercoledì, cosa che appare pressoché scontata, sarà il Prefetto a dover valutare l'ottemperanza della sentenza del Tar e, nel caso, gestire la messa a gara delle concessioni.  La linea del Comune è chiara: gestire l'approdo per poche settimane, in attesa che sia bandita la gara per la costituzione di una società mista pubblico-privato a partire da D'Alarcon. Una mossa che, per la giunta, eliminerebbe ogni impiccio sull'affidamento ma che non basta a cancellare i dubbi - e le rivendicazioni - di Aethalia Service. La società ha chiesto infatti un risarcimento da 6,5 milioni al Comune e continua a rimarcare la differenza tra la concessione demaniale e la procedura di affidamento. Per Aethalia, in parole povere, il Tar ha messo in discussione tutto il meccanismo e non basterebbe, dunque, passare a una società mista per evitare l'ostacolo. «Non è il problema di disubbidire al Tar - spiega il sindaco Papi - si tratta di arrivare alla privatizzazione. Se sul demanio è possibile la gestione tramite società mista, per quanto ne sappiamo questo percorso va bene». Il Comune ha già affidato l'incarico per la stesura del bando sulla privatizzazione di D'Alarcon allo studio "Mariani, Menaldi di Roma". Si dovrà attendere pochi giorni per capire se il meccanismo reggerà l'urto o si sgretolerà, come accaduto con la sentenza del Tar.

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