Il dolore
Piano dellAtc per contrastare il fenomeno ungulati affiancando i controllori
«Squadre di cacciatori contro i cinghiali»
Stefano Taglione
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Un cinghiale al pascolo 2 MINUTI DI LETTURA
PORTOFERRAIO. E' di nuovo bufera fra cacciatori e Parco Nazionale sull'eradicazione dei cinghiali. I cacciatori - che chiedono nuovamente alla direzione dell'ente di poter sparare nelle aree protette - accusano il Parco di spendere molti soldi e non raggiungere risultati significativi. «Dalla riunione convocata il 4 novembre dal vice-prefetto - fanno sapere dall'Ambito Territoriale di Caccia - è apparsa chiara la volontà del Parco di non collaborare con gli altri enti per abbattere gli ungulati. Il Pnat si è trincerato dietro il falso obiettivo dell'eradicazione della specie (difficile e per di più ottenibile in tempi lunghi, se non lunghissimi) e ha richiamato normative nazionali e pareri dell'Ispra che impedirebbero il coinvolgimento diretto dei cacciatori nell'attuazione di iniziative all'interno delle aree protette. Il nostro intervento sarebbe chiaramente più efficace di ogni altra iniziativa, almeno nell'immediato. La proposta avanzata dalla direzione del Parco - spiegano i cacciatori - propugna ulteriori investimenti finanziari (che andrebbero a raggiungere così un importo complessivo annuo di poco inferiore ai 200mila euro), destinati ad incrementare il numero di cinghiali catturati mediante il posizionamento di nuove trappole e abbattimenti con gli interventi diretti di agenti e cacciatori-selecontrollori (questi ultimi in possesso di abilitazione rilasciata dallo stesso Parco)». L'Atc presenta il programma degli abbattimenti. I cacciatori chiedono di poter varcare le aree verdi con quattro diverse squadre, che riuscirebbero a catturare complessivamente circa sedici cinghiali al giorno. Un risultato che loro reputano migliore e più economico rispetto alle trappole che il Parco utilizza da tempo. Inoltre, le "doppiette" chiedono all'ente Parco di poter affiancare i selecontrollori durante la caccia al muflone, che in ogni caso prevede comunque l'utilizzo dei fucili per uccidere gli animali. «Le misure di prelievo da noi proposte - dicono i cacciatori - possono risultare in buona misura complementari rispetto a quelle già messe in atto dal Pnat, anche perché si svilupperebbero in un arco temporale (ottobre-gennaio) nel quale le attività del Parco sono sospese o, in ogni caso, di fatto poco incisive. A differenza delle iniziative messe in campo dal Parco - concludono i cacciatori - i nostri interventi sarebbero completamente a costo zero».
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