Sicurezza
«Sindaci, fatevi aiutare da noi»
Gabriele Firmani
L'appello dei geologi per salvare l'isola fragile dal rischio frane
3 MINUTI DI LETTURA
Isola d'Elba, terra giovane e fragile, non da chiudere o evacuare, ma da tenere costantemente sotto controllo. La nuova carta geomorfologica dell'Arcipelago Toscano, elaborata dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e presentata ieri mattina a Firenze, nel corso di una giornata di studi promossa dall'Ordine regionale dei geologi, fissa nel dettaglio le sette aree dell'isola a maggior rischio idrogeologico: nell'ordine si tratta dei territori di Marciana, Campo nell'Elba, San Piero e Sant'Ilario, oltre all'intero versante nord del monte Capanne, all'area del fosso Reale a Porto Azzurro e Capoliveri.
«Zone - ha sottolineato Guido Lavorini, dirigente del servizio geologico della Regione - che seppure un tempo potevano essere considerate come tranquille, adesso, alla luce della tropicalizzazione del clima in atto, necessitano di un continuo monitoraggio. Le coperture superficiali detritiche, che caratterizzano queste aree - ha continuato Lavorini, illustrando i contenuti della carta - possono infatti entrare in frana in presenza di eventi metereologici come quelli scatenatisi lo scorso 7 novembre». Non necessariamente, ha specificato Lavorini, il rischio frane deve essere però collegato ad aree edificate, bensì può riferirsi anche a zone totalmente incontaminate, che data la loro struttura superficiale, «possono entrare in movimento in concomitanza di forti precipitazioni».
Per evitare ogni tipo di ulteriore rischio alla popolazione, il suggerimento avanzato dai geologi toscani, è quello che la nuova carta geomorfologica venga pienamente fatta propria dagli amministratori elbani: «il nostro auspicio - ha proseguito Lavorini - è che possiamo essere convocati dai sindaci dell'Elba per discutere assieme delle misure da improntare per la completa messa in sicurezza del territorio». Per Lavorini si tratta innazitutto di realizzare piccoli interventi che non necessitano di un enorme dispiego di risorse economiche: «per quanto riguarda il rischio frane si pensi ad opere di stabilizzazione quali paratie e reti. Rispetto alla prevenzione di nuove esondazioni ci riferiamo a interventi di rafforzamento degli argini di tutti i corsi d'acqua accompagnati dalla costruzione di piccole casse di espansione».
«La nuova carta geomorfologica dell'Arcipelago - gli ha fatto eco il presidente dell'Ordine regionale dei geologi, Maria Teresa Fagioli - che incrocia i risultati con la banca dati preesistente delle frane censite, può diventare uno strumento di straordinario valore per ogni pianificazione dell'Isola d'Elba: è la carta che mostra infatti la parte superficiale del territorio, la parte che si muove, che frana»".
Secondo Fagioli, oltre agli amministratori elbani, è poi più in generale l'intera classe politica toscana a dover tornare a coinvolgere i geologi prima di assumere nuove scelte di politica del territorio. Al convegno dell'Ordine dei geologi era presente anche l'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson. «La revisione del piano paesaggistico regionale, non ancora completamente approvato - ha dichiarato l'assessore - sarà la prima occasione per lavorare in più stretta collaborazione con i geologi».
«Zone - ha sottolineato Guido Lavorini, dirigente del servizio geologico della Regione - che seppure un tempo potevano essere considerate come tranquille, adesso, alla luce della tropicalizzazione del clima in atto, necessitano di un continuo monitoraggio. Le coperture superficiali detritiche, che caratterizzano queste aree - ha continuato Lavorini, illustrando i contenuti della carta - possono infatti entrare in frana in presenza di eventi metereologici come quelli scatenatisi lo scorso 7 novembre». Non necessariamente, ha specificato Lavorini, il rischio frane deve essere però collegato ad aree edificate, bensì può riferirsi anche a zone totalmente incontaminate, che data la loro struttura superficiale, «possono entrare in movimento in concomitanza di forti precipitazioni».
Per evitare ogni tipo di ulteriore rischio alla popolazione, il suggerimento avanzato dai geologi toscani, è quello che la nuova carta geomorfologica venga pienamente fatta propria dagli amministratori elbani: «il nostro auspicio - ha proseguito Lavorini - è che possiamo essere convocati dai sindaci dell'Elba per discutere assieme delle misure da improntare per la completa messa in sicurezza del territorio». Per Lavorini si tratta innazitutto di realizzare piccoli interventi che non necessitano di un enorme dispiego di risorse economiche: «per quanto riguarda il rischio frane si pensi ad opere di stabilizzazione quali paratie e reti. Rispetto alla prevenzione di nuove esondazioni ci riferiamo a interventi di rafforzamento degli argini di tutti i corsi d'acqua accompagnati dalla costruzione di piccole casse di espansione».
«La nuova carta geomorfologica dell'Arcipelago - gli ha fatto eco il presidente dell'Ordine regionale dei geologi, Maria Teresa Fagioli - che incrocia i risultati con la banca dati preesistente delle frane censite, può diventare uno strumento di straordinario valore per ogni pianificazione dell'Isola d'Elba: è la carta che mostra infatti la parte superficiale del territorio, la parte che si muove, che frana»".
Secondo Fagioli, oltre agli amministratori elbani, è poi più in generale l'intera classe politica toscana a dover tornare a coinvolgere i geologi prima di assumere nuove scelte di politica del territorio. Al convegno dell'Ordine dei geologi era presente anche l'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson. «La revisione del piano paesaggistico regionale, non ancora completamente approvato - ha dichiarato l'assessore - sarà la prima occasione per lavorare in più stretta collaborazione con i geologi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
