Il Tirreno

Allarme bomba, panico in banca

Giorgio Pasquinucci
Ieri mattina le forze dell’ordine hanno chiuso al traffico il tratto di strada nel quale si trova la banca di credito cooperativo di Castagneto Carducci. A lato in primo piano il capitano dei carabinieri Muratore
◗
Ieri mattina le forze dell’ordine hanno chiuso al traffico il tratto di strada nel quale si trova la banca di credito cooperativo di Castagneto Carducci. A lato in primo piano il capitano dei carabinieri Muratore

Falso ordigno ritrovato nella filiale del Credito cooperativo di via Petrarca

3 MINUTI DI LETTURA





  PIOMBINO. «C'è una bomba in banca». Al telefono una voce maschile che avverte il direttore Marco Guarguaglini. In un attimo nella filiale del Credito cooperativo di Castagneto Carducci scende il panico. Gli impiegati, sei in quel momento, si guardano intorno. In un angolo, vicino ad una fioriera, qualcuno nota un pacco chiuso con del nastro adesivo. Scatta l'allarme alla centrale dei carabinieri.  In quel momento non ci sono clienti e il direttore fa evacuare la filiale. Poco dopo via Petrarca, tra gli incroci con via Veneto e via Turati, si trasforma in una specie di campo minato. La strada viene transennata, pattuglie dei carabinieri, coadiuvate dai vigili urbani bloccano chiunque. Si raduna una folla. Molti pensano ad una rapina, mentre i carabinieri vanno in su e giù, entrano ed escono dalla banca che viene perquisita in ogni angolo.  A dirigere l'operazione, il comandante della compagnia Salvatore Muratore. C'è tensione, molta tensione. Il pacco viene esaminato. A prima vista sembra proprio un ordigno: tre panetti che somigliano ad esplosivo al plastico e fili collegati ad un congegno elettronico. Il capitano da ordini concitati ai suoi e si attacca al cellulare. Vengono fatti intervenire gli artificieri di Livorno.  La situazione non è certo da sottovalutare. Il cordone attorno alla banca si stringe sempre di più. I passanti e i numerosi negozianti si fanno mille domande, non capiscono le ragioni di quella mobilitazione. Continua a circolare sotto i portici la voce di una rapina. Ma dove sono rapinatori? «Forse sono ancora dentro», azzarda qualcuno. Ma non si vedono ragioni per qual cordone sanitario in via Petrarca.  Passano minuti su minuti, i volti dei carabinieri sono ancora tesi. Che succede dentro la banca? Si procede con la massima sicurezza. I pacco viene aperto: è un finto libro, cavo all'interno. Gli artificieri dell'Arma esaminano con attenzione il meccanismo elettronico: non è un congegno ad orologeria. I volti cominciano a rilassarsi all'interno della banca. Il direttore ed alcuni impiegati rientrano.  Ecco, finalmente sembra tutto finito. Il capitano Muratore esce dalla banca con alcuni sottufficiali. Uno di loro ha in mano un grosso scatolone di cartone. Percorrono un tratto di via Petrarca a piedi, poi si in infilano in un'auto.  Dentro la scatola l'ordigno, o meglio, il finto ordigno. Confezionato con la cura necessaria a spaventare. Al posto posto del timer un misuratore della frequenza cardiaca. Al posto dei tre panetti di esplosivo al plastico della semplice plastilina, tipo Das, come quella che usano i bambini nei loro giochi.  L'allarme rientra. Ma chi ha voluto gettare il panico in banca? I carabinieri proseguono l'indagine e stanno esaminando attentamente la registrazione della telefonata e tutti i filmati raccolti dalle telecamere della vigilanza interna consegnati dal direttore della filiale. Non è detto che gli occhi elettronici non abbiano visto quello che è sfuggito agli impiegati, magari lo stesso volto di chi ha con cura depositato il pacchetto accanto alla fioriera, forse lo stesso che poi ha fatto la telefonata. Certo che al momento ne sfuggono le ragioni. Un avvertimento, oppure solo il gesto sconsiderato di qualche mitomane?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web