Proteste
San Vincenzo tappezzata di manifesti che riproducono quelli del 1913 che chiedevano lautonomia del paese
È nato il comitato contro il Comune unico
Paolo Federighi
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Alcuni dei manifesti affissi per le vie di San Vincenzo Iniziativa promossa da alcuni cittadini, già raccolte 500 firme di sostenitori
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SAN VINCENZO. Il comitato contro il Comune Unico è nato ufficialmente. Alcune settimane fa, i cinque fondatori - Guido Cionini, Francesco Govi, Alessandro Pacchini, Paolo Galoppini e Fabia Favilla - ne anticiparono la nascita. Le firme di adesione raccolte sono già 500. Le vie del paese, da ieri mattina, sono tappezzate da copie del manifesto del 1913 del Comitato provvisorio. Il comitato che nacque per reclamare l'autonomia di San Vincenzo, giunta poi solo nel 1949. «Abbiamo deciso di diffondere - spiegano i cinque sanvincenzini - il manifesto originale del 1913 del Comitato provvisorio. È bello che la gente possa conoscerlo. Non ci ispiriamo ad esso. Ci interessa sottolineare il linguaggio di quell'appello: moderato, fondato sulla concordia e l'unione di intenti, mirato al miglioramento dei servizi». Secondo i fondatori del neo comitato, l'intento dell'iniziativa è di salvaguardare l'autonomia comunale di San Vincenzo, con alcuni servizi da ottimizzare a livello sovracomunale ma evitando la fusione dei cinque centri della Val di Cornia, come ipotizzato negli ultimi mesi. «La nostra azione di avvicinamento alle persone - dicono - sarà penetrante e duratura. E' confortante che siano pochissimi quelli che non si dimostrano, da subito, profondamente contrari alla sciagurata ipotesi del Comune unico. Riteniamo corretta l'ottimizzazione di alcuni servizi a livello sovracomunale, ma sarebbe un errore formare un unico comune. Un'annessione di San Vincenzo ad una municipalità così variegata si tradurrebbe con un'inevitabile perdita di rappresentatività e con un progressivo impoverimento dei servizi alla persona e alla comunità. Un Comune - aggiungono - si sopprime o si ingloba quando mancano i requisiti minimi per la sua sopravvivenza, quando non si riesce a formare una prima elementare per mancanza di alunni, quando le attività produttive chiudono per mancanza di utenza. Non è il caso di San Vincenzo, che ha 7.000 residenti e una capacità di assorbimento di 50.000 persone».
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