Il Tirreno

Lucchini, rottura dei sindacati

Giorgio Pasquinucci

Le banche intanto si dichiarano pronte a firmare il piano finanziario

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 PIOMBINO. È finito con una rottura l'incontro tra l'ad Lucchini Marcello Calcagni e i segretari di Fim, Fiom e Uilm sulla fermata dell'altoforno e il rinnovo dei contratti dei lavoratori a tempo determinato. Subito dopo il consiglio di fabbrica ha così approvato un pacchetto di otto ore di sciopero, a partire da due ore alla fine del secondo e terzo turno di oggi. Altre due ore sono previste dalle 8 alle 10 di domani con assemblea davanti alla portineria.  Secondo quanto hanno riferito i sindacalisti, l'azienda non avrebbe dato alcuna risposta alla proposta avanzata dal sindaco Anselmi durante l'incontro della settimana scorsa in Regione. Evitare cioè di mettere circa 70mila tonnellate di billette a terra (per un valore di circa 50 milioni) e verificare invece la possibilità di prolungare di qualche giorno la fermata dell'Afo utilizzando quelle risorse, visto che non c'è certezza di collocare il materiale sul mercato, per alleggerire i crediti delle imprese e rinnovare i contratti a termine.  L'azienda ha invece confermato la fermata dal 23 dicembre al 18 gennaio e l'impossibilità di rinnovare i contratti (circa 170). Il sindacato ha scelto quindi di nuovo la strada delle mobilitazione, riproponendo i quattro punti già al centro della manifestazione del 15 novembre: difesa del ciclo integrale e dell'occupazione (precari compresi), ripresa dei pagamenti alle imprese e difesa dell'economia del territorio. A questo il segretario della Fiom Luciano Gabrielli aggiunge: «È una vergogna che in questa situazione l'azienda continui a mantenere contratti di consulenza».  Mentre i sindacati si incontravano con l'azienda, un'altra importante riunione era in corso a Firenze tra il presidente della Regione Enrico Rossi, il sindaco Gianni Anselmi ed alcuni rappresentanti del Monte dei Paschi, la banca che vanta i maggiori crediti nei confronti della Lucchini.  La notizia positiva è che le banche sono pronte a firmare addirittura lunedì prossimo piano finanziario asseverato da presentare al Tribunale. Da sciogliere solo un ultimo nodo sulle le modalità del rientro finanziario, sul quale ha questo punto diventa decisiva la risposta che il cda Lucchini darà in questi giorni.  «La palla a questo punto passa l'azienda - commenta il sindaco - Auspichiamo che lunedì sia presentato il piano asseverato: questo darebbe una boccata d'aria all'azienda ed al sistema delle imprese. I tempi sono scaduti e va evitato il commissariamento, proprio perché non lo permette l'attuale stato della liquidità».  «La situazione di estrema difficoltà - aggiunge il sindaco - non consente distrazioni. È necessario che l'azienda faccia uno scatto per evitare altri ritardi. Solo così si può mettere in moto un lavoro per ricercare un nuovo partner».  Completa assonanza tra il presidente Rossi sugli obiettivi. «La priorità - dice Anselmi - è trovare un interlocutore industriale, e non finanziario, in grado di difendere il ciclo integrale e fare gli investimenti per migliorare il mix produttivo. Non ci dispiecerebbe la ripresa anche del progetto del mini mill. Se questo non fosse possibile saremo certo obbligati a confrontarci con altre soluzioni».  Per trovare un compratore è però necessario che lo stabilimento divenga appetibile. Per questo Rossi e Anselmi ritengono necessaria l'apertura di un confronto con il governo che consenta di affrontare, oltre alla questione industriale, quella delle bonifiche e delle infrastrutture.

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