Italia
Maxi carico al porto di tubi Tenaris
Ottomila tonnellate partite per Malaysia e Indonesia, l'operazione durata 10 giorni
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PIOMBINO. In un momento di grave crisi della siderurgia spicca in controtendenza il caso Tenaris Dalmine, che uscito un anno e mezzo fa da un periodo molto difficile - almeno per il tubificio piombinese che porta il marchio della famiglia Rocca - conosce invece una fase molto vivace e interessante. In questi giorni infatti dal porto di Piombino sono partite per Malaysia e Indonesia ottomila tonnellate di tubi (20-22 pollici di diametro, intorno ai 12 metri di lunghezza), usati per il trasporto di petrolio. Si tratta di tubi prodotti a Dalmine (Bergamo), ma in parte successivamente lavorati a Ischia di Crociano e poi caricati dai portuali piombinesi sulla "Valpolicella" (5 stive, 183 metri di lunghezza, 31mila tonnellate di capacità), in un'operazione d'imbarco durata 10 giorni. Una risultato importante anche per il nostro scalo, visto che ovviamente molti altri porti - venendo da nord - si ponevano come naturali candidati per l'appalto. Tra l'altro oltre mille tonnellate sono a Poggio Batteria in attesa di un prossimo imbarco, probabilmente a dicembre, con ipotesi di altri viaggi ad anno nuovo. Interessanti anche le modalità con cui i tubi sono arrivati sul porto, che ne raccontano sia la complessità che l'importanza degli accordi industriali alla loro base: 621 tonnellate sono giunte in treno alla Lucchini da dove sono state trasferite con i camion a Poggio Batteria, 3578 tonnellate sono arrivate con i mezzi pesanti direttamente dallo stabilimento bergamasco al tubificio piombinese e poi trasferite alla banchina Alto Fondale, 1756 tonnellate in banchina con i camion da Dalmine, e 2864 tonnellate sempre con i camion dalla fabbrica bergamasca a Poggio Batteria. Segno di salute, certo, da parte del Gruppo Tenaris, leader mondiale nella produzione di tubi in acciaio senza saldatura destinati alle perforazioni petrolifere, agli oleodotti e all'industria meccanica. Ma anche operazione simbolica del fatto che, pur restando molta strada da fare, prende corpo il disegno che nel 2010 portò a un accordo in cui a fronte dell'impegno dell'azienda non solo alla permanenza a Piombino ma anche a investimenti tecnologici nel tubificio in cui lavorano 150 persone, veniva formalizzato l'impegno di Regione, Provincia, Comune e Autorità portuale a promuovere la crescita infrastrutturale e in particolare una viabilità interna tra il polo logistico e il porto. (cloz)
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