Finanza
IL CASO
Nuovi negozi e vecchie barriere
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PIOMBINO. Dieci centimetri sì e no. Bastano ad impedire ad una persona su sedia a rotelle elettrica, di entrare in un grande negozio. L'Oviesse, in piazza Verdi. In questo caso, le leggi sulle barriere architettoniche non fanno granché. E una di loro, Sandra Cappelli, vuole segnalarlo a voce alta. Con amarezza. L'altro giorno avrebbe voluto fare acquisti ma non le è stato possibile. Lo scivolo nel marciapiede c'è, ma poi, prima della porta d'ingresso, c'è quel piccolo scalino capace di trasformarsi in un ostacolo insormontabile. «Mio marito - racconta Sandra Cappelli - ha parlato con la responsabile del negozio che, evidentemente a disagio, non ha saputo dare una spiegazione su quella presenza. E allora mi domando se, in un negozio ristrutturato, non sia obbligatorio eliminare le barriere agli accessi». «Nel passaggio tra Semaforo Rosso e l'attuale gestione - replica il Comune - non c'è stata ristrutturazione edilizia né richiesta di cambio di destinazione d'uso, quindi non interveniamo per imporre adeguamenti. Lo dice la legge altrimenti si configurerebbe come abuso. In questo caso abbiamo concesso solo l'autorizzazione alla cessione di un ramo d'azienda». Sandra Cappelli incassa con amarezza doppia la risposta: «Intanto vorrei capire cosa prevedeva la legge al momento della ristrutturazione dei locali. Ma soprattutto provo un grande dolore: perché in Italia dobbiamo combattere la mancanza di senso civico che colpisce a tutti i livelli. Le leggi, in un modo o nell'altro, non sono mai adeguate. Come, in generale, non lo è la sensibilità. E chi vive come me, deve farci i conti tutti i giorni». V.P.
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