La manifestazione
La tassa della discordia
Luca Centini
◗
Danilo Alessi Imposta di soggiorno o di sbarco? I sindaci si spaccano
3 MINUTI DI LETTURA
PORTOFERRAIO. C'è chi pensa che, in fondo, sia solo un balzello. Chi invece la ritiene una possibilità. Ora ci sono anche quelli che, pur essendo contrari alla sua applicazione, la giustificano considerando la situazione economica disastrosa dei Comuni. Stiamo parlando della tassa di soggiorno che in questi giorni sta animando la discussione politica - e non solo - tra i Comuni elbani. Una tassa che, di fatto, rischia di essere un primo, vero, banco di prova per un'isola - o forse è meglio dire una parte di isola - che aspira ad essere rappresentata da un unico Comune. Fino a qualche mese fa la posizione dell'Elba sulla tassa di soggiorno pareva irremovibile. No assoluto, perchè la tassa penalizza senza se e senza ma l'economia turistica dell'Elba. La stessa posizione che è stata messa nero su bianco nel manifesto dell'Ancim che, nelle sue proposte per la crescita e lo sviluppo, oltre a proporre l'idea di un fondo unico per lo sviluppo delle realtà insulari, chiede uno spostamento dalla voce dalla tassa di soggiorno alla tassa di sbarco o di accesso. Ovvero l'imposizione fiscale non sarebbe più a carico dei clienti delle strutture ricettive, ma spalmata su tutti coloro che sbarcano all'Elba. La linea, fino a poco tempo fa, metteva tutti d'accordo. Almeno fino a quando il sindaco di Portoferraio Roberto Peria ha aperto uno spiraglio sulla tassa di soggiorno, descrivendola quasi come un passo obbligato, dettato dalla scarsità delle risorse a disposizione dei Comuni. Il fronte si è spaccato, dunque. E non è escluso che le posizioni sulla tassa di soggiorno siano destinate a modificarsi ancora. Un esempio è quello del sindaco di Rio Elba, Danilo Alessi. «Ero e resto contrario alla tassa di soggiorno, perchè scarica sui Comuni i prelievi fiscali che lo Stato non è in grado di applicare trasformandoli in una sorta di esattori e perchè implica ricadute pesanti sull'economia turistica del territorio - spiega Alessi - tuttavia le risorse sono limitate e dal 1 gennaio i Comuni dovranno rilevare la gestione associata dell'Apt che non ci sarà più. La tassa di sbarco per adesso è solo una proposta, credo che in questo contesto non ci si possa sottrarre dal riaprire la discussione anche sulla tassa di soggiorno». Il no resta, quindi, ma uno spiraglio si apre. In pratica sembrano delinearsi posizioni differenti tra i sindaci di centrosinistra e quelli di centrodestra, ancora convinti del no alla tassa. Ruggero Barbetti, sindaco di Capoliveri, la ritiene «dannosa perché inciderebbe direttamente sulle aziende, proprio in un periodo di flessione economica e sarebbe percepita come un balzello ingiusto dalla società locale. Giudico più favorevolmente l'introduzione di una tassa di sbarco». La stessa linea del sindaco di Marciana Marina Andrea Ciumei e dalla quasi totalità delle associazioni di categoria, tra le quali Faita che, considerando preoccupante la situazione del turismo elbano, ritiene «la tassa fuori luogo. Un costo in più che farebbe lievitare le spese di soggiorno e renderebbe l'Elba ancora più inaccessibile». Il dibattito tra possibilisti e contrari alla tassa di soggiorno prosegue, dunque. E' c'è da aspettarsi che nei prossimi giorni possano esserci nuovi sviluppi. «Sulla tassa di soggiorno sono irremovibile - dice Anna Bulgaresi, sindaco di Marciana - mentre sull'imposta di accesso credo sia opportuno quanto prima riprendere un ragionamento comune».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
