Il Tirreno

Isola fragile. Per l’esperto Nicola Casagli tutto l’anello occidentale rischia grosso

Gallerie contro le frane

Stefano Taglione
La strada del ciglio rosso che da Campo porta a Cavoli
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La strada del ciglio rosso che da Campo porta a Cavoli

«E quei tombamenti dei fossi sono un suicidio»

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 PORTOFERRAIO. «La strada dell'anello occidentale è molto pericolosa. Se non vogliamo tenerla continuamente sotto controllo a causa delle frequenti frane, bisogna costruire delle gallerie». E' la ricetta del professor Nicola Casagli, docente di geologia applicata all'università di Firenze, che all'Elba ha svolto molti sopralluoghi per conto di protezione civile e istituzioni.  Un grido d'allarme che interessa anche le zone recentemente colpite dall'alluvione. «Le forti piogge non potranno mai essere evitate - dice Casagli - ma si possono effettuare controlli al suolo per ridurre i danni. I tombamenti e le deviazioni dei fossi devono essere bandite e bisogna dare avvio ad opere di ingegneria naturalistica. Intorno ai bacini dei fossi deve esserci solo verde, senza alberi né costruzioni».  Anello occidentale. La strada che collega Marina di Campo a Marciana è «altamente instabile» e per metterla in sicurezza occorre costruire delle gallerie in alcuni tratti, come Punta Nera e Punta del Timone. «Quando si è formato il Monte Capanne - spiega il docente - il magma ha letteralmente cotto e quindi alterato la roccia circostante, che oggi è disgregata. La fascia di rocce lungo il mare è molto instabile. E' da 20 anni che faccio sopralluoghi all'Elba e sull'Anello Occidentale si sono sempre verificati dei problemi. Nonostante la Provincia abbia investito molto, posizionando sulla strada dei sistemi di rilevazione molto avanzati, questo asse viario va tenuto continuamente sotto controllo e l'unica soluzione per metterlo definitivamente in sicurezza è costruire delle gallerie. La strada ha tolto l'appoggio alla roccia e così facendo le frane sono aumentate».  Campo nell'Elba. Stop ai tombamenti e via libera alle opere di ingegneria naturalistica. Per il docente fiorentino queste sono le uniche soluzioni per attenuare l'effetto delle alluvioni. «La pianura campese è alluvionale, lo è sempre stata - dice - e si devono fare al più presto delle opere di regimazione idraulica. Bisogna rinforzare gli argini, allargare i bacini per consentire il transito delle acque e, soprattutto a monte, realizzare al più presto interventi di ingegneria naturalistica. Se nel bacino dei fossi o sulle sponde ci sono gli alberi, bisogna abbatterli, tanto prima o poi lo farà la corrente. Accanto ai fiumi ci deve essere solo verde, come sulle montagne. Le opere in verde trattengono le particelle solide e impediscono che nel fiume ci vadano terra, tronchi e detriti». I tombamenti dei fossi devono essere controllati minuziosamente. «Ora che il danno è già stato fatto - continua il geologo Casagli - e che magari ci si è anche costruito sopra, i fossi interrati vanno monitorati scrupolosamente. Bisogna vedere se il diametro dei tubi con cui sono stati realizzati i tombamenti sia sufficiente al transito delle acque e poi va assolutamente impedito che la portata del fiume diventi troppo solida. Se circola il fango i tombamenti vanno in crisi, quindi a monte devono essere realizzate le già citate opere di sistemazione idraulica forestale in maniera che dentro quel fosso ci vada solamente acqua».  Pomonte. Sull'anello occidentale anche i fossi devono essere monitorati. «A Pomonte e Chiessi - spiega il professor Casagli - si verificano delle colate di fango denso, che sono molto rapide e altrettanto pericolose. L'ultima è stata nel 1999. Come a Marina di Campo, anche in questo versante bisogna intervenire sui bacini dei fossi con opere di sistemazione idraulica forestale».  Elba orientale. Anche nella parte est dell'isola non mancano i problemi. «Nel versante orientale - spiega Casagli - nonostante l'instabilità del terreno, la situazione non è preoccupante visto che non si è quasi costruito. Sarebbe opportuno che tutto rimanga così com'è. La parte più a nord, invece, è abitata e quindi soggetta a pericoli, ma non tanto per le persone, quanto per gli immobili. Il terreno frana molto lentamente e le persone hanno tempo per prendere i provvedimenti del caso, ma i danni alle costruzioni possono essere notevoli. Ultimamente fra Porto Azzurro e Rio Marina ho visto nuovi insediamenti urbani e mi auguro che si sia costruito in zone sicure».

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