Il Tirreno

Il trend degli acquisti è negativo, ma si preparano gli addobbi per creare la giusta atmosfera

Natale tra paura e speranza

Francesca Lenzi
Bambini davanti a un negozio di giocattoli
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Bambini davanti a un negozio di giocattoli

I commercianti rispondono alla crisi con la volontà

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 PIOMBINO. Paura e speranza, spesso unite in un profondo senso di incertezza. Questi i sentimenti dei commercianti del centro a meno di un mese dal Natale. La crisi globale, peggiorata dalle difficoltà della siderurgia, sono le principali cause di un ristagno che colpisce tutto il tessuto commerciale della zona. Se c'è preoccupazione, non si cede però allo sconforto, e ci si prepara alle feste cercando di risollevare un trend finora decisamente negativo.  Sono diverse le attività che hanno già allestito in clima natalizio le vetrine, in anticipo di qualche giorno rispetto all'abitudine, nel tentativo di creare la giusta atmosfera agli acquisti in questa difficile situazione.  «Si spera in positivo - afferma Michele Grassoni di Quinta Strada - Vero è che c'è poco movimento e novembre è stato un mese fermo; in più, le alte temperature non hanno aiutato. Credo sia utile organizzare un'aria di festa, con luci e addobbi per invogliare la gente. Noi tra l'altro abbiamo previsto anche oggetti a prezzi più bassi per venire incontro a chi è in difficoltà».  "A braccia rotte" è la risposta di Fabiola Bertolai di Arte e Cornici alla richiesta di tracciare l'attuale situazione di vendita. «Di solito c'è una ripresa nei giorni vicini al Natale - spiega la negoziante - Ma quest'anno è peggio, non vedo proprio l'interesse per comprare il regalo; le persone non entrano, non chiedono. È un momento duro per tutti, anche per noi in questa crisi siderurgica. In tal senso abbiamo anche articoli più economici. Vorrei però che i piombinesi apprezzassero l'adesione della maggior parte degli esercizi allo sciopero del 15 novembre scorso, e capissero l'importanza di aiutare il commercio locale restando qui, invece di andare a comprare fuori città, in grossi supermercati o negli outlet».  Vede positivo Alessandro Villani, titolare di Toxeedo, aperto da poco in Corso Italia. «Sta andando bene, anche in confronto a San Vincenzo, dov'ero finora, e dove si lavora soprattutto in estate. Certo c'è paura per il futuro delle acciaierie, ma voglio essere ottimista».  Tutti d'accordo i negozianti nel considerare importante l'impegno nell'allestire il clima di festa, anche se per qualcuno luci e nastri colorati non fanno miracoli.  «Ben venga l'atmosfera, ma se i soldi non ci sono non si vende, c'è poco da fare - sostiene infatti Roberta Rombai del negozio di scarpe per bambini Pollicino - Siamo messi male, speriamo in dicembre, anche se la vedo dura. La gente ha paura di comprare. Qui la sera non si vede nessuno, forse non si vuole cadere nella tentazione dell'acquisto. La crisi si vede anche dalle promozioni in giro; al di là di casi particolari, tipo le cessazioni di attività, credo però sia un errore da parte del Comune consentire un mese prima del Natale la possibilità di fare sconti».  Per alcuni la crisi industriale piombinese è figlia di scelte passate poco lungimiranti. «Probabilmente si potevano fare valutazioni più coraggiose, ma all'epoca andava bene avere lo stabilimento che tirava - dicono dalla libreria Mondadori - Per noi le vendite vanno abbastanza bene, viviamo però un clima di incertezza».  C'è poi chi invita all'autocritica, come Alessandro Bernardi, titolare dell'agenzia immobiliare in Corso Italia: «A volte è anche colpa nostra. Spesso non si vuole restare aperti la domenica o fare dei sacrifici. Il problema della crisi è che a Piombino non esiste un'alternativa; non c'è il terziario, non c'è la piccola impresa. Se salta la fabbrica salta tutto. Bene poi per le luci natalizie, ma non trovo giusto chiedere ogni anno il contributo dei commercianti. Si facciano iniziative in modo da creare un fondo cassa utile per questi interventi».

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