La manifestazione
Ferri a rischio contaminazione
L'Asl ammette problemi nella sterilizzazione degli strumenti chirurgici
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PIOMBINO. La sterilizzazione dei ferri chirurgici presenta delle criticità. L'Asl lo ammette ma esclude problemi di sicurezza. Intanto, però, imbocca un'altra strada. Quella dell'esternalizzazione del servizio che potrebbe lasciare gli ospedali di Livorno, Cecina, Piombino e Portoferraio per finire in quello di Viareggio. In una relazione stilata dall'Azienda sanitaria livornese, si evidenziano le criticità delle centrali di sterilizzazione dei singoli presìdi. Per Villamarina si parla apertamente di un'organizzazione non conforme. Intanto, per l'ubicazione, nel piano sottostante al blocco operatorio, senza un percorso dedicato per il trasporto degli strumenti usati. E poi, non c'è separazione tra l'area di lavaggio e il confezionamento del kit. Tra le cose che non rendono idonea la sterilizzazione, sono inclusi i percorsi interni inadeguati e i filtri di accesso del personale non idonei. In sostanza, e questo accade anche negli altri tre ospedali della provincia, la configurazione dei locali potrebbe determinare la ricontaminazione dei ferri appena puliti. I problemi riguardano anche la dotazione dello strumentario chirurgico, sia per quantità che per qualità, anche se in maniera diversificata da ospedale a ospedale. La carenza assoluta, però, investe alcune discipline. Soprattutto l'urologia. Nel complesso, gli strumenti usati sono vecchi (in maggioranza superano gli otto anni), tanto che la percentuale di recupero è solo del 30% a Livorno e Portoferraio, scende addirittura al 20 % a Cecina e Villamarina. «Questo significa - scrive l'Asl nella relazione - che la carenza assoluta o relativa di alcune dotazioni, provoca un allestimento incompleto dei ferri contenuti all'interno del kit monopaziente e il conseguente ricorso improprio all'attività di sterilizzazione del singolo ferro». Per questo l'azienda pensa di acquistare nuovi ferri chirurgici in Germania. Nel documento, inviato ai sindacati, si avanzano tre ipotesi: concentrare il servizio di sterilizzazione dei ferri in due sole realtà (Livorno e Piombino) o soltanto in quella del capoluogo, o in un unico punto al di fuori. Facciamo due conti. Se si lasciassero attive e si ristrutturassero le strutture di Livorno e Piombino, servirebbero un investimento iniziale di 9 milioni e 647 mila euro e una spesa di gestione di cinque. Nel caso in cui si concentrasse tutto nel capoluogo, le risorse da usare sarebbero simili. Molto meno onerosa la esternalizzazione che verrebbe a costare complessivamente 4 milioni e 452 mila euro all'anno. In questo quadro, la strada più percorribile porta alla centrale sterilizzatrice di Viareggio che, evidentemente, presenta caratteristiche e potenzialità tali da soddisfare la richiesta di tutti gli ospedali dell'Asl 6. Dopo il tour delle provette, insomma, sarebbe la volta del tour dei kit monopaziente.
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