Il dolore
Il giovane aveva finto di volerla aiutare accompagnandola in un boschetto lì vicino
Stupro sulla ragazzina, condannato
Federico Lazzotti
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Il Tribunale di Livorno dove si è svolto il processo con rito abbreviato Lei era ubriaca fuori dalla discoteca: quattro anni a un ventiduenne
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LIVORNO. Quattro anni di carcere per aver violentato una ragazzina di 16 anni approfittando che fosse ubriaca sul retro del piazzale della discoteca Casa Rossa. Kamal Lackalai, 22 anni, abitante a Venturina, ha ascoltato la sentenza del giudice Antonio Pirato seduto accanto al suo avvocato. Durante l'udienza nell'aula al primo piano del Tribunale di Livorno, avvenuta a porte chiuse e con rito abbreviato, è stata ripercorsa la notte dell'8 gennaio scorso: dall'arrivo dell'adolescente fuori dalla discoteca in compagnia di un'amica, fino a quando non è uscita dal bosco dov'era appena avvenuto l'abuso e un maresciallo dei carabinieri l'ha vista barcollare allertando a quel punto genitori e soccorsi. Dalle indagini sull'episodio, coordinate dal pubbico ministero Fiorenza Marraro, è emerso che le due amiche erano state lasciate dalla madre della sedicenne davanti al locale intorno alle 22,30. Con loro avevano due bottiglie di vodka che avevano comprato attraverso un amico quello stesso pomeriggio. Sapendo di non poter bere nel locale, vista l'età, le due amiche si appartano nel parcheggio, aprono la bottiglia e iniziano a buttare giù lunghi sorsi di alcol. La discoteca, a quell'ora, è ancora chiusa, lo staff della Casa Rossa è dentro a completare i preparativi, fa freddo e le luci sono spente. Un sorso dopo l'altro, le due ragazzine si ubriacano. Poco dopo la sedicenne si sente telefonicamente con il ventiduenne che conosce perché è il fratello di un suo amico. Secondo la ricostruzione dei carabinieri il giovane avvicina la sedicenne ormai barcollante per la sbornia. Fingendo di volerla aiutare, la porta tra gli alberi, in un luogo appartato. Lei, ubriaca, cade. A quel punto il ragazzo abusa di lei, poi si allontana. La minore, ancora ubriaca, torna a cercare l'amica, che intanto era stata soccorsa dal 118 perché trovata ubriaca. Un maresciallo dei carabinieri, presente nel locale, nota la ragazzina in difficoltà. Le chiede cosa sia accaduto. Lei farfuglia qualcosa, fatica a stare in piedi. È scioccata, ma la versione che accusa il giovane esce poco dopo. Sono i genitori della ragazzina, parte civile nel processo assieme alla vittima e alla sorella a sporgere denuncia. Dagli esami medici arriva la conferma: «È stata violentata». Il 4 febbraio scorso si era svolto l'incidente probatorio durante il quale il giudice ha messo a confronto le testimonianze. I legali del ventiduenne, gli avvocati Giovanni Marconi e Samantha Poli, hanno sempre sostenuto che il rapporto fosse stato consenziente, ma alla fine hanno scelto la strada del rito abbreviato che permette all'imputato uno sconto di un terzo sulla pena. «Siamo soddisfatti - spiegano fuori dall'aula i legali delle parti civili, gli avvocati Stefano Sicurani e Franco Balestrieri - la sentenza rende giustizia e dignità alla parte offesa, specie in un piccolo paesino della Val di Cornia dove la sedicenne vive».
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