Il Tirreno

La proposta del sindaco: «Prolungare la fermata, evitare le scorte per salvare i precari e dare fiato alle ditte»

L'altoforno ripartirà, parola di Calcagni

Marcello Calcagni e l’altoforno
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Marcello Calcagni e l’altoforno

Tensione tra sindacati e azienda nell'incontro in Regione con Simoncini

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 PIOMBINO. «Dare un futuro alla Lucchini e ammortizzare i costi sociali che si stanno scaricando sull'indotto in tutta la Val di Cornia, rischiando di farne saltare il sistema produttivo». E' questo l'impegno della Regione, ribadito ieri dall'assessore al lavoro Gianfranco Simoncini.  Ieri pomeriggio si è infatti svolto l'atteso incontro a Firenze con i manager della Lucchini, i sindacati, il sindaco Gianni Anselmi e l'assessore provinciale al lavoro Ringo Anselmi. Simoncini ha anche chiamato il nuovo governo «ad assumersi delle responsabilità», sottolineando che il polo siderurgico è una questione di valenza nazionale.  E' stata una riunione molto tesa quella di ieri. I sindacati hanno espresso le loro forti preoccupazioni sulla fermata dell'altoforno prevista dall'azienda dal 24 dicembre al 18 gennaio, paragonandola a «un tunnel di cui non si intravede l'uscita». Fermi anche nella richiesta di mantenere in fabbrica i lavoratori a tempo determinato (170 in tutto) per i quali la Lucchini ha dichiarato l'intenzione non rinnovare il contratto. Infine la grave situazione dell'indotto, con molte aziende, ormai con l'acqua alla gola, che non riescono in alcuni casi a garantire il pagamento degli stipendi.  L'amministratore delegato della Lucchini Marcello Calcagni ha sostenuto di aver ricevuto lunedì rassicurazioni sulle procedure di asseveramento del piano finanziario, che dovrebbero concludersi entro tre settimane. Ma anche spiegato le ragioni per le quali ritiene indispensabile la fermata dell'altoforno, dando assicurazioni sulla sua partenza.  Prima della fermata l'azienda prevede di mettere a terra 70mila tonnellate di billete, senza avere sicurezza di poterle collocarle sul mercato, per un valore di circa 50 milioni. E' qui che si è innestata una proposta del sindaco Anselmi. Se è vero che ci sono garanzie per la ripartenza dell'altoforno - così è sintetizzabile - perchè mettere a terra materiale per 50 milioni? Meglio sarebbe utilizzare quelle risorse per alleggerire il debito con le imprese e mantenere in fabbrica i lavoratori a tempo determinato. «Una proposta che ho fatto avendo a cuore gli aspetti sociali della vicenda. Non voglio entrare nel merito tecnico, ma azienda e sindacati potrebbero verificare se ci sono spazi per un allungamento di qualche giorno della fermata ed evitare di immobilizzare risorse».  Su questo l'azienda non ha dato risposte, chiedendo un paio di giorni per fare di nuovo il punto sulla situazione.  L'ingegner Calcagni ha invece dato l'assicurazione che, appena il piano sarà asseverato, saranno liberate parte dei proventi della vendita di Ascometal per riprendere a pagare regolarmente a scadenza il fatturato delle imprese. Restano 67 milioni di "scaduto patologico", per il quale invece si dovrà aspettare l'omologa del tribunale che sancirà la divisione dei 360 milioni tra banche (100 milioni) e Lucchini (260 milioni).  L'incontro si è chiuso con la richiesta dell'assessore Simoncini all'azienda perchè faccia il massimo sforzo. «Ritengo opportuno - ha detto - che sia da parte dell'azienda che dei sindacati ci sia un ulteriore approfondimento della sofferta vicenda e della sua gestione. In questo le istituzioni non possono che auspicare un percorso condiviso. Questo sarebbe un passaggio importante e darebbe un segnale di fiducia e tranquillità a tutta l'area».  Oggi alle 15,30 è previsto un altro incontro con il presidente della Regione Enrico Rossi, i sindacati confederali e le istituzioni locali. Il sindaco intanto fa sapere di aver avuto ieri mattina un colloquio col direttore del ministero dello Sviluppo che avrebbe assicurato che la vicenda è tra le prime sul tavolo del nuovo ministro. G.P.

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