Il Tirreno

No corale alla fermata dell'altoforno

Giorgio Pasquinucci
La manifestazione per le vie della città in occasione dello sciopero della siderurgia del 15 novembre
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La manifestazione per le vie della città in occasione dello sciopero della siderurgia del 15 novembre

Ripartenza incerta. Consiglio di fabbrica preoccupato dei possibili danni

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 PIOMBINO. Tra tutte le preoccupazioni sul futuro della Lucchini ce n'è una ravvicinata che in questo momento prevale su tutte: la paura che la fermata dell'altoforno, programmata dall'azienda dal 24 al 18 gennaio, crei danni tali all'impianto da impedirne la ripartenza. E' stato comunque questo il filo conduttore del serrato dibattito che ancora una volta si è svolto ieri mattina in consiglio di fabbrica.  La presenza delle telecamere di Rai 3 nazionale e della trasmissione "Servizio pubblico" di Michele Santoro ha dato tuttavia ai delegati la sensazione che la manifestazione del 15 novembre abbia finalmente acceso i riflettori sulla vicenda Lucchini.  Ma gli avvenimenti stanno tuttavia precipitando, tanto che il segretario della Fiom Luciano Gabrielli ha definito la situazione «tremenda».  Da un lato le decisioni dell'azienda che, dopo aver comunicato l'intenzione di abbassare la produzione dell'altoforno a 2.700 tonnellate giornaliere per ridurre le fermate a dicembre, solo un quarto d'ora dopo ha fatto marcia indietro. L'altoforno sarà portato a 4.200 tonnellate e, dopo aver messo a terra 70mila tonnellate, fermato alla vigilia di Natale. La seconda preoccupazione espressa sia da Gabrielli che dai segretari di Uilm e Fim, è che i mancati pagamenti delle imprese d'appalto mettano ulteriormente a rischio lo stabilimento. «Da una parte alcuni imprenditori che non se la sentono più da fare da banca alla Lucchini - ha spiegato Gabrielli - prospettano la chiusura delle loro aziende. Dall'altra i lavoratori che stanno ricevendo solo acconti sugli stipendi e rischiano di non ricevere la 13ª potrebbero fermarsi».  I sindacati hanno anche il dubbio che non ci siano materie prime sufficienti per assicurare la carica dell'altoforno fino al 24 dicembre, mentre scarseggia anche il rottame. E da "radio scarpa" si apprende che non sono previste navi in arrivo e in partenza da qui alla fine dell'anno.  Tutto questo porta il sindacato a insistere sulla richiesta di un incontro urgente al ministero dello Sviluppo. «I partiti che in questi giorni ci hanno espresso solidarietà - ha detto il segretario della Uilm Vincenzo Renda - devono passare dalle parole ai fatti, spingendo per la convocazione al ministero».  Intanto oggi alle 15,30 si svolgerà l'incontro tra l'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini, i sindacati, l'azienda, il sindaco Anselmi e il presidente della Provincia Kutufà. Domani sarà invece il presidente Enrico Rossi a incontrare i sindacati. «L'azienda - ha detto il coordinatore Rsu Mirko Lami (Fiom) - deve avere in questa occasione la massima trasparenza».  L'affidabilità dell'attuale gruppo dirigente Lucchini è un altro degli elementi critici sollevato da diversi delegati di reparto. Soprattutto le incertezze su come affrontare la quasi totale assenza di ordinativi, coi relativi provvedimenti sulla marcia dell'altoforno portano a giudizi netti. «La Lucchini non ha più una guida - ha sostenuto Lami - si ha l'impressione che ciascuno dica la sua e le decisioni vengano prese sulla base dei dirigenti presenti in quel momento».  Ma Lami ha posto con forza il problema nodale del momento: «È irresponsabile fermare l'altoforno per un così lungo periodo. Non ci sono garanzie per la sua ripartenza. Non dobbiamo permettere la fermata, meglio farlo funzionare a regimi pià bassi ma mantenerlo acceso».  «Il 18 gennaio ci saranno ordini che permetteranno di far ripartire l'altoforno?». Anche questo è uno degli interrogativi posti da Gianluca Rombai, delegato Fim. La proccupazione più grossa è che la Lucchini non abbia sufficiente liquidità per assicurare anche successivamente l'arrivo delle materie prime.  Lo ha detto chiaramente Gabrielli nella sua introduzione: «L'asseveramento del piano Lucchini tarda ad arrivare e a questo punto c'è da mettere nel conto che non arrivi mai e che si riproponga il commissariamento». Addirittura un delegato, Paolo Cappelli, ha proposto, nel caso che l'azienda non sia in grado di concretizzare l'accordo con le banche, di chiedere nell'incontro al ministero l'arrivo di un commissario. E questo la dice lunga su come in fabbrica viene percepita questa situazione di incertezza. «Un'azienda in stato confusionale» - ha sostenuto Sergio Cardellini (Rsu Fim) - che ha ribadito la contrarietà alla fermata dell'altoforno, preferendo una riduzione.  Se il piano dell'azienda dovesse andare avanti, dal 12 dicembre scatterebbe la cig per circa 400 lavoratori dei treni vergella e medio piccolo. Il 24 tutti, o quasi, a casa. Ma c'è anche il problema dei 170 lavoratori a tempo determinato a cui l'azienda non intende rinnovare il contratto. «Tutti dentro - ha sostenuto Renda - la scelta di non rinnovare i contratti è un segnale che i dirigenti non credono al futuro».  «Difesa del ciclo integrale e dell'altoforno, mantenimento dell'occupazione e sviluppo delle produzioni a maggior valore aggiunto sono gli obiettivi indicati dal segretario Fim Fausto Fagioli.  In attesa dei risultati degli incontri di oggi e domani e di essere convocati al ministero, i sindacati hanno intanto proclamato lo stato di mobilitazione permanente. Si pensa di organizzare anche una manifestazione sotto la sede del ministero dello Sviluppo e giovedì il consiglio di fabrica si riunirà sul pullman che porterà i delegati Lucchini alla tramissione di Santoro.

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di Redazione web