Italia
Superato il livello di guardia, indotto in piena crisi
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Una panoramica della LucchiniSulla situazione in Lucchini il Pd da Firenze sollecita un incontro con il nuovo ministro
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PIOMBINO. Le imprese d'appalto e subappalto dell'indotto Lucchini hanno valicato il livello di guardia. Il termine di allarme è superato. L'annuncio della fermata dell'altoforno aggrava un quadro già appesantito da una liquidità scarsa da troppo tempo. Garantire le prossime buste-paga è diventato un rompicapo. Per le aziende e per i lavoratori. E' la Cna, con la coordinatrice per la Val di Cornia, Manuela Minelli, a dirlo chiaro e tondo: «Finora le nostre imprese hanno fatto i salti mortali per rispettare le scadenze salariali. Da ora in poi, le cose potrebbero complicarsi anche da questo punto di vista. L'indebitamento con le banche è alto ovunque». Secondo una stima della Confederazione artigiani ferma ai primi giorni dell'ottobre scorso, i crediti complessivi delle aziende dell'indotto siderurgico nei confronti della Lucchini, superano i 120 milioni. Un'enormità di per sè che adesso, secondo la percezione della dirigente Cna, sarà sicuramente aumentata. «Ci sono ditte di fornitura e subfornitura - prosegue Minelli - che, a fronte di un avere attestato sui 100 mila euro, hanno ricevuto sì e no la decima parte. Alcune devono riscuotere fatture emesse nel novembre 2010. Un anno fa». Ad aggravare la panoramica c'è il fatto che si tratta spesso di realtà economiche locali, legate a doppio filo ai destini della fabbrica. La rappresentante della Cna offre un altro punto di riflessione: «A parte la crisi generale, sarebbe comunque impensabile andare a cercare d'aprire cantieri altrove. Magari a nord. Perchè quando mandi i tuoi operai fuori zona, devi in ogni caso garantire la copertura delle spese vive a cui andranno incontro. E questo non è assolutamente più possibile. I soldi chi ce l'ha?». Due i possibili scenari: «Se la rete di piccole e medie imprese saltasse - dice - non tarderebbe a farsi sentire l'effetto tsunami sul tessuto economico e sociale. Di proporzioni ancora più agghiaccianti sarebbe l'effetto nel caso in cui il sistema saltasse senza aver introitato i crediti che vanta sulla committenza». La speranza è che dall'incontro fissato in Regione per martedì prossimo, esca fuori un salvagente in grado di aiutare almeno nel galleggiamento. E da Firenze arriva una nota scritta a sei mani dal segretario del Pd toscano Andrea Manciulli, dal responsabile Lavoro Ivan Ferrucci, e dal consigliere Matteo Tortolini. Nel testo si esprime forte preoccupazione per lo stop dell'altoforno legato alla mancanza di ordini. «Auspichiamo che quanto prima - si legge nella nota - il nuovo ministro incontri i vertici dell'azienda, le rappresentanze sindacali e le istituzioni, e apra subito il tavolo nazionale sulla siderurgia come chiesto dall'assessore regionale Simoncini. Bisogna far presto».
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