La manifestazione
La situazione precipita, tra le difficoltà congiunturali e lincertezza finanziaria che dura da un anno e mezzo
Lucchini, 2.200 in cassa integrazione
Giorgio Pasquinucci
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Il corteo degli operai durante lo sciopero di martedì scorso Non ci sono ordini, altoforno fermo dal 24 dicembre al 18 gennaio
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PIOMBINO. Altoforno fermo dal 24 dicembre al 18 gennaio, con la conseguente interruzione dell'intera attività produttiva dello stabilimento e il ricorso alla cassa integrazione per circa 2.200 lavoratori. La situazione della Lucchini sta precipitando. Mancano gli ordini, in queste settimane anche le navi con le materie prime sono state fatte tornare indietro e non ci sono prospettive di ripresa neanche per l'inizio del 2012. Una situazione che trova certo elementi oggettivi nella crisi economica mondiale, ma sicuramente aggravata dalle condizioni di prolungata incertezza finanziaria, che ha costretto l'azienda - ormai da un anno e mezzo - a contare solo sulle proprie risorse, riducendo progressivamente le disponibilità di cassa. Gli stessi vertici dell'azienda sembrano in questo momento in stato confusionale. Almeno a sentire la ricostruzione che i sindacati fanno degli ultimi incontri. Giovedì, infatti, i tre coordinatori delle Rsu, Mirko Lami, Fabrizio Fusco e Sergio Cardellini, sono stati chiamati dal capo del personale che ha comunicato loro l'intenzione dell'azienda di ridurre la produzione dell'altoforno a 2.700 tonnellate giornaliere. Questo, probabilmente, avrebbe consentito di ridurre, se non addirittura evitare del tutto, le fermate già in programma a dicembre. «Soltanto un'ora dopo - dice il segretario della Fim Fausto Fagioli - sono stati di nuovo richiamati in direzione. Contrordine. La manovra per diminuire la produzione di ghisa all'altoforno non si può fare, il crogiuolo si sta raffreddando, c'è il rischio di danneggiare l'impianto. La direzione ha deciso anzi di aumentare la produzione portandola a 4.200 tonnellate al giorno». Insomma, quello che con buon senso avevano in questi giorni indicato i sindacalisti, non era assolutamente campato per aria: riducendo la portata delle tubiere si può andare incontro al rischio del raffredamento del crogiuolo, oltre che all'usura eccessiva del rivestimento refrattario dell'altoforno. Il contropiano è pesante. L'azienda lo spiega con «le recenti evoluzioni della situazione economica mondiale a fronte di un mercato che a livello italiano ed europeo continua a non mostrare segni di miglioramento». Ormai si produce just in time spiegano i dirigenti dell'azienda ai sindacalisti, nessuno fa più stoccaggi. Dunque la manovra è finalizzata ad allineare la produzione con il portafoglio ordini. Ieri mattina c'è stato un nuovo incontro tra segreterie Fim, Fiom, Fim, cordinatori Rsu e azienda. Tutto confermato con qualcosa in più. «L'azienda - spiega Fagioli - metterà a terra circa 70mila tonnellate di scorte, poi dal 12 dicembre scatterà la cassa integrazione ai treni vergella e medio piccolo che interesserà circa 400 lavoratori. Ci saranno riflessi anche agli impianti marittimi poiché da qui alla fine dell'anno non è previsto neppure l'arrivo di una nave. Dal 23 inizieranno quindi le operazioni di raffreddamento dell'altoforno per preparare la fermata del giorno successivo». Azienda, sindacati, il presidente della Provincia Kutufa e il sindaco Anselmi sono già stati convocati dall'assessore regionale Gianfranco Simoncini. L'azienda dovrà fare chiarezza sugli interrogativi posti dai sindacati nell'incontro delle settimane scorse. Il giorno successivo, della vertenza Lucchini sarà investito direttamente il presidente della Regione Enrico Rossi. La posizione del sindacato è ben sintetizzata da Luciano Gabrielli: «Deve terminare l'agonia, occorre una soluzione in tempi brevi, qualunque essa sia». Il piano finanziario della Lucchini non è ancora asseverato. L'altalena continua e, senza l'omologa del tribunale (per la quale occorre un mese di tempo), la Lucchini non può incassare neanche i 260 milioni della vendita di Ascomeatal. Di tutto questo si discuterà lunedì, in un consiglio di fabbrica straordinario già convocato dai coordinatori della Rsu.
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