Gioco
Canali sotto accusa ma la bonifica la pagano in pochi
Valentina Landucci
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A destra il fosso degli Alzi dopo la piena 2 MINUTI DI LETTURA
MARINA DI CAMPO. La manutenzione dei fossi nell'occhio del ciclone. Da una parte chi sostiene sia una delle cause dell'alluvione del 7 novembre. Dall'altra chi la colpa la dà ad altri fattori, non ultimo il cemento. In mezzo rimangono un paese in ginocchio e molte contraddizioni. In primo luogo sui fossi. Perché se si può discutere del fatto che la pulizia dei canali sia stata eseguita male lasciando lungo gli argini tutti gli sfalci della vegetazione, non si può negare un fatto, confermato dagli uffici dell'Unione dei Comuni che si occupano della bonifica: Campo è il territorio dal quale sono arrivati il maggior numero di ricorsi contro il pagamento della tassa di bonifica. Oltre 200 negli ultimi mesi. Insomma c'è chi accusa l'Unione di non aver eseguito la pulizia dei fossi ma proprio a Campo c'è il maggior numero di persone che la tassa necessaria a finanziare quel tipo di interventi non la vuole pagare. «I lavori - spiegano all'Unione dei Comuni - sono stati eseguiti come da programma e nonostante le difficoltà dell'ente». Già, perché la polemica sugli interventi non può prescindere dal fatto che l'Unione da due anni va avanti senza una guida politica e senza un bilancio. Con la conseguenza che anche lavori banali devono essere autorizzati con procedure straordinarie e poche risorse. «Nonostante ciò - continuano i dipendenti dell'Unione - siamo operativi e siamo stati tra i primi a intervenire a Campo dove lavoriamo senza sosta». Il tema della manutenzione dei fossi è stato discusso anche in occasione del consiglio del Parco di ieri. «Da geologo - spiega il presidente, Mario Tozzi - posso affermare che fenomeni come quello che ha investito Campo non derivano dai fossi. La vegetazione viva anzi aiuta a contenere l'acqua. I fattori da considerare sono altri». Anche il Parco, su proposta del consigliere Tiberto, sta valutando di dare un proprio sostegno alle aree alluvionate.
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