Il dolore
«Basta alibi, la colpa è del cemento»
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Strade allagate nella zona delle case popolari Legambiente se la prende con gli edifici in zone a rischio
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MARINA DI CAMPO. «Depositato il fango e asciugata l'acqua è partita l'operazione di depistaggio dei cementificatori sulle vere cause del disastro». Legambiente non usa mezzi termini e torna a condannare chi, a suo avviso, non vuole riconoscere cosa abbia portato all'alluvione. Per l'associazione, che da tempo sostiene questa tesi, non si tratta della manutenzione dei fossi o dei residui di vegetazione lasciati lungo i canali. Marina di Campo è finita sott'acqua per colpa della cementificazione del territorio. «Oltre che a cercare di scaricare le "colpe" sul Parco Nazionale di mancati interventi di manutenzione di fossi e torrenti che sono a carico di altri enti - affermano i rappresentanti di Legambiente - ora qualcuno dice che la colpa è addirittura tutta delle canne che ostruiscono i fossi, la stessa identica cosa che accadde quando l'alluvione del 2002 spazzò via la pista di gokart dei Marmi, fatta costruire in un'area a rischio in dispregio di tutte le norme, portando le macchinine fino in Pianosa». L'associazione ritiene che le immagini del disatro chiariscano bene l'accaduto. Come la foto scattata da alcuni ambientalisti alle abitazioni popolari «che la passata amministrazione ha sciaguratamente permesso di edificare in zona di raccolta acque sotto il bacino scolante di San Piero». Legambiente fa riferimento alle parole del naturalista Francesco Mezzatesta, che abita in quella zona. «Sono i Comuni molto spesso i veri colpevoli dei disastri idrogeologici - afferma - perché per non scontentare i loro elettori rilasciano licenze edilizie in zone sbagliate. E' sbagliato ripetere la solita frase che bisogna pulire i fossi perché prima di invocare le pulizie bisogna che i fossi vengano mantenuti e non chiusi perché in ogni caso l'acqua si riprende il proprio spazio». «Il piano strutturale di Campo, fortunatamente mai approvato - continua Legambiente - prevedeva la costruzione di altre nuove 1.500 case e una "pede-collinare" che avrebbe attraversato le aree da dove è partito l'alluvione». L'associazione non vuole far passare in secondo piano il tema della necessaria manutenzione dei fossi, come ribadito anche in occasione del congresso regionale che ha fatto proprio il progetto di coinvolgere i volontari del servizio civile nella prevenzione e manutenzione del territorio. Ma al contempo ritiene indispensabile un intervento della Regione per impedire che in virtù della messa in sicurezza i Comuni autorizzino urbanizzazioni selvagge.
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