Attenzione
In piazza per difendere l'industria
Stamani alle 9 sciopero della siderurgia e corteo. Coop e negozi chiusi
3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. I sindacati si aspettano oggi una risposta forte dal territorio. «Non è solo una battaglia in difesa della siderurgia - ripetono i tre segretari di Fim, Fiom e Uilm (Fagioli, Gabrielli e Renda), ma per il futuro delle nuove generazione, per la dignità dei lavoratori e delle persone». Uno sciopero, quello della siderurgia, che non vuole dunque avvitarsi su se stesso, restare chiuso dentro le fabbriche. È per questo che le tute blu hanno deciso di tornare in piazza chiedendo ai commercianti di aderire alla manifestazione, chiudendo i loro negozi al passaggio del corteo, e agli artigiani di partecipare alla sfilata con i loro camioncini. Hanno deciso automamente di aderire allo sciopero anche i sindacati di categoria degli edili, delle pulizie e i lavoratori delle mense degli stabilimenti. In concentramento è previsto per le 9 in via Caduti del lavoro (cavalcavia Lucchini. Già preannunciata la presenza di una folta delegazione di lavoratori della Beltrame di San Giovanni Valdarno, in questo momento in lotta per difendere la Ferriera, e di diverse Rsu di fabbriche delle province di Livorno, Arezzo e Firenze che con i loro striscioni apriranno la sfilata. Dopo un percorso per le vie cittadine (via della Resistenza, via della Repubblica, via Lombroso, via Cellini, piazza Verdi e corso Italia) in piazza Gramsci prenderanno la parola i sindacalisi, l'assessore al lavoro Gianfranco Simoncini e il sindaco Gianni Anselmi. Oltre a Cna, Confesercenti e Confcommercio allo sciopero ha aderito anche la Coop, che terrà il negozio di via Gori chiuso dalle 8 alle 10,30. Prevista massiccia anche l'adesione degli studenti. Secondo il polso dei sindacalisti, in queste ultime settimane la consapevolezza della gravità della situazione, soprattutto in Lucchini e in Magona, è aumentata. E non solo nelle fabbriche. In Lucchini ieri sono rientrati dalla cig i circa 160 lavoratori del Tmp. Ma c'è il rischio concreto che un'altra ondata di cig arrivi a dicenbre. Non c'è niente di ufficiale, ma l'azienda sembra aver intenzione di ridurre la fermata dell'altoforno prevista a dicembre, tentando di abbassare il più possibile la marcia dell'impianto attraverso la riduzione delle tubiere e conseguentemente del numero delle colate, già arrivate alle 27 giornaliere rispetto ad una media di 50 dei periodi migliori. Tutto questo, ovviamente, fa fin troppo facilmente prevedere contraccolpi in acciaieria e negli impienti finitori. «Non possiamo continuare a restare agganciati a questo tira e molla sull'asseveramento del piano finanziario - sostiene il segretario della Fiom Luciano Gabrielli - Bisogna accelerare il risanamento della Lucchini e trovare al più presto un compratore». «Questo stabilimento - aggiunge Fausto Fagioli - ha bisogno da tempo di una ristrutturazione profonda che non è mai stata fatta. Per questo oggi sentiamo molto più di altri la crisi». «Dobbiamo difendere l'altoforno - aggiunge Vincenzo Renda, ma anche puntare su investimenti che migliorino qualità dei prodotti e aumentino i valore aggiunto se vogliamo competere». La situazione non è meno grave in Magona. «Arcelor Mittal non investe - sottolinea Gabrielli - e c'è da chiedersi a questo punto se c'è ancora un futuro all'interno del gruppo. Gli stessi investimenti preannunciati dalla Dalmine potrebbero essere rimessi in discussione nel quadro di un polo siderurgico indebolito, così come potrebebro ridursi le occasioni di sviluppo del porto. Per questo la difesa delle fabbriche è il presupposto per mantenere possibilità di sviluppo a questo territorio» G.P.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
