Sicurezza
È allarme shopping nei negozi
Francesca Lenzi
Negli esercizi del centro vendite in calo del 20% rispetto a un anno fa
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PIOMBINO. La crisi c'è e si sente. Anche nel commercio. Da un'indagine negli esercizi del centro emerge un quadro preoccupante. Tutti i negozianti si trovano d'accordo nel percepire un contesto di forte ristagno, con un calo vendite che si aggira, nelle migliori delle ipotesi, sul 20% rispetto a un anno fa. «Non sta andando affatto bene - spiegano dal negozio di abbigliamento per bambini "Magazzini Spagna" - In quattro anni questo è il momento più brutto. Rispetto a 12 mesi fa abbiamo un calo del 20%, e i nostri prezzi sono già bassi. Ormai la gente compra solo con gli sconti, se compra. Basta affacciarsi nel pomeriggio per rendersi conto della pochissima gente che gira: non si esce nemmeno per paura di cadere nella tentazione dell'acquisto». È comune nei commercianti l'idea di una struttura economica piombinese strettamente legata alla crisi siderurgica locale. «Stiamo soffrendo anche noi come la città - afferma Oliviero Corsi di "Corso 41" - Siamo su un calo del 20-30%. Da noi la situazione è peggiore per la fabbrica, in ogni caso a essere cambiato in generale è il quadro storico. Il Novecento è stata un'era di costruzione, di consumo; il 2000 è un'altra cosa. I piombinesi tendono ad andare fuori per comprare, trascurando l'economica cittadina che mai come oggi ha bisogno del supporto del consumatore. Credo che un'arma in più per venire incontro sia al venditore che all'acquirente possa essere la liberalizzazione dei saldi». Saldi. Un altro elemento contro il quale i commercianti puntano il dito è proprio la stagione degli sconti. Si parla di date sbagliate e regole poco chiare. Coi saldi estivi a luglio e quelli invernali ad inizio gennaio in tanti approfittano solo del periodo degli sconti per fare acquisti. «Ora come ora siamo in una situazione ibrida che lascia il campo a due soluzioni, liberalizzare tutto o tornare alle date di prima - sostiene Marco Chiarei, commerciante in calzature - Servirebbe una regolamentazione seria». Gli fa eco Barbara Boccini di "Replay": «Aprile, maggio e giugno siamo stati fermi. Luglio, coi saldi, abbiamo venduto parecchio. Il timore è che per l'inverno sarà lo stesso, con le persone in attesa degli sconti di gennaio. Ma capisco, farei anch'io così». Il clima. Tra le cause del calo vendite pure il tempo. Le temperature che restano alte scoraggiano gli acquisti dei capi invernali. A tanti commercianti sembra però un semplice fattore in più nel grave ambito della crisi. Nuove abitudini. A influire è pure il cambiamento delle consuetudini. Se prima il sabato era il giorno in più per incassare sugli acquisti, adesso è una data come un'altra. Se fino a qualche anno fa i periodi forti per il commercio erano i cambi di stagione, adesso si aspettano con trepidazione i saldi, con l'aggiunta di mesi favorevoli quali febbraio e agosto. Per qualcuno siamo addirittura a una fase storica del commercio, attraverso la costante sostituzione di esercizi tradizionali con negozi in franchising. In effetti sono diverse le attività che negli ultimi tempi hanno chiuso, o stanno per chiudere, lasciando il posto a forme di affiliazione. «Il destino del commercio sarà quello del franchising - dice Marco Chiarei - Stiamo andando sempre di più verso l'omologazione completa». In difficoltà anche i negozi dove è più facile risparmiare. «Appena aperti ad aprile abbiamo fatto bene - afferma Cristina Servadei del negozio di abbigliamento usato "40th street" - Da settembre invece c'è un calo del 40%. Speriamo nelle feste di Natale». Crisi totale. È unanime l'impressione di trovarsi di fronte a una crisi tra le più gravi degli ultimi anni, che vive intimamente connessa alle difficoltà della siderurgia locale, anche laddove non sembra colpire direttamente. «Siamo almeno su un 10% di calo - spiega Beatrice Tongiorgi dell'abbigliamento Carnevali - Da noi viene l'operaio come il professionista, che apparentemente non è colpito dalla crisi. Si è innescato ormai un processo psicologico di paura che prende anche chi ha disponibilità per fare acquisti, ma ci pensa parecchio prima di comprare». In questo senso è generale il sostegno che arriva dai negozianti per lo sciopero indetto da Fiom, Fim e Uilm per martedì, per un disagio nel settore industriale che sta ricadendo su tutto e tutti. Le associazioni. Dalle associazioni di categoria arrivano conferme sullo stallo commerciale. «La crisi generale a Piombino è accentuata per il discorso fabbrica - commentano da Confesercenti - La spesa ridotta è legata ai destini della siderurgia, e tutta la cittadinanza ne risente, con un'incertezza economica che influisce psicologicamente. Per questo diamo il nostro sostegno alla manifestazione di martedì prossimo. A peggiorare le cose c'è il rischio dell'aumento dell'iva». Dello stesso tenore l'intervento di Confcommercio: «Attualmente il mercato è fermo - dice il responsabile Alessandro Baldi - Alla crisi nazionale si aggiungono le cattive notizie sull'industria locale. È soprattutto il settore dell'abbigliamento il più colpito; ne sono un esempio i negozi che chiudono. Non so a questo punto che risultati potrà dare la politica fiscale, che andava fatta prima. Ma in Italia siamo così, arriviamo sempre tardi. Inoltre, il sistema saldi, che dovrebbe essere adeguato al periodo e al luogo nel quale si abita, è ad oggi assurdo. In tutto questo, per concludere, viviamo pure trasformazioni importanti, con un tipo di economicità che ha fatto sparire i settori di nicchia».
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