Il Tirreno

Intanto prosegue la conta degli sfollati: cento le persone che con l’alluvione hanno perso tutto

Case e negozi inagibili per colpa dell'acqua

Valentina Landucci
Un canale scavato dall’acqua sotto via Marconi
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Un canale scavato dall’acqua sotto via Marconi

La piena ha scavato voragini nel sottosuolo, venti le strutture chiuse dai vigili del fuoco

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 MARINA DI CAMPO. La conta dei danni, degli sfollati, delle case inagibili per il rischio di cedimenti strutturali va avanti. I numeri, non ancora definitivi, sono i protagonisti del post alluvione insieme allo sviluppo dell'inchiesta - con l'acquisizione (dovuta) di alcuni atti - portata avanti dai carabinieri che cercheranno di capire cosa e successo e se ci siano delle responsabilità.  Allo stato attuale, secondo il censimento avviato dal Comune, sono 204 i cittadini di Campo che non possono tornare a casa e sono ospiti di parenti e in misura minore di strutture ricettive. Ma la cifra complessiva, ribadiscono in municipio, è destinata a salire. La stima è di circa 300 persone.  E di queste almeno un centinaio sono indigenti totali, come li definisce l'amministrazione: hanno perso tutto e hanno bisogno di tutto. L'unica cosa rimasta loro sono i vestiti che avevano addosso quando sono scappati dalla piena.  Edifici lesionati. In base alla ricognizione che i vigili del fuoco stanno facendo nelle abitazioni, negli alberghi, nei negozi e nei locali invasi dall'acqua ci sono almeno 20 edifici inagibili perché lesionati dalla piena o pericolanti. In alcuni casi, infatti, l'acqua ha eroso il terreno sotto il piano stradale. La violenza della piena cioè non è esplosa solo verso l'alto, superando o rompendo gli argini dei canali (in particolare del fosso degli Alzi) e allagando la pianura di Campo ma anche verso il basso, tracciando percorsi sotterranei e creando vere e proprie voragini come quella ben visibile sotto il ponte di via Roma, in pieno centro abitato, all'incrocio tra via Fattori e via Marconi. Un fenomeno che mette a repentaglio anche alcuni edifici della stessa via Marconi, in particolare i locali di una liberia il cui pavimento è stato sollevato dalla forza dell'acqua ed ora, in tutta fratta, si cerca di liberarlo dagli oggetti che si sono salvati dall'acqua e dal fango.  L'inchiesta. Come tutto questo sia stato possibile, se in qualche modo si poteva evitare e se siano state prese tutte le necessarie precauzioni per tutelare cose e persone dall'alluvione è materia dell'indagine affidata ai carabinieri dell'Elba. Uomini dell'Arma, ieri mattina, si sono presentati in municipio per acquisire alcuni atti che, sul piano formale, supporteranno le verifiche sul campo da parte dei militari. Nello specifico sono stati acquisiti il piano intercomunale di protezione civile e le relative delibere sulla gestione associata.  I danni. Non c'è ancora una stima, neppure economica, dei danni dell'alluvione di sei giorni fa. Quel che è certo è che sono centinaia le persone che in queste ore si rivolgono allo sportello per la raccolta delle segnalazioni di danno istituito in Comune, dove si alternato dipendenti pubblici ma anche consiglieri comunali pronti a dare suggerimenti e a spiegare ai cittadini come si compilano i moduli. Le segnalazioni dovranno essere consegnate entro il 19 novembre, dopo di che entrerano in azione i periti per l'esatta quantificazione dei danni. Ieri pomeriggio le richieste di risarcimento arrivate dai cittadini avevano già superato quota 80. I proprietari delle abitazioni della zona alluvionata che non sono residenti a Campo potranno trovare i moduli da compilare sul sito del Comune.  Le risorse. Una cosa però è già certa. Tra case, strutture ricettive, locali e negozi allagati, tra macchine e motorini distrutti, frane e ponti lesionati la cufra necessaria a risarcire questo territorio rischia di essere davvero pesante. Decine e decine di milioni di euro di fronte alle quali 500mila euro stanziati in somma urgenza dalla Regione sono solo spiccioli. Anche per questo la visita di ieri a Campo dell'europarlamentare Paolo Bartolozzi e stata un segnale importante per i cittadini e le istituzioni. Bartolozzi dal canto suo ha promesso di impegnarsi perché anche l'Elba possa avere accesso alle risorse del fondo di solidarietà che la Comunità europea si è dimostrata disponibile ad utilizzare per il sostegno delle città e delle popolazioni alluvionate in Liguria e in Lunigiana. «E' un obiettivo al quale dobbiamo lavorare - spiega Bartolozzi dopo il sopralluogo in paese - e mi impegnerò per sensibilizzare anche la Regione e il governo centrale a questo scopo»

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