Il Tirreno

Cavoli divorata dalla piena

Cavoli divorata dalla piena

La spiaggia non c'è più, milioni di euro di danni

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D'estate è la spiaggia più affollata dell'Elba. Una lingua di sabbia dorata incastonata tra il mare e i monti. Ma ieri, a Cavoli, non c'era più niente di tutto questo. L'alluvione ha cancellato l'identità della località costiera, seminando ovunque massi, detriti e fango. Solo ieri mattina gli uomini dell'Unione dei Comuni sono riusciti a riaprire la strada che collega Marina di Campo a Cavoli, fino a quel momento isolata. E a chi ha raggiunto il paese si è trovato di fronte solo distruzione. Con fatica i ponti che passano sopra i fossi degli Alzi e di Moncione sono stati ripristinati.

Da ieri c'è modo di passare, dopo due giorni di quasi totale isolamento. C'è modo di toccare con mano la devastazione.  Scendendo giù per le scalette che portano verso la spiaggia di Cavoli non c'è nessuno. Una località fantasma. Passano solo due ragazzi, completamente sporchi di fango.  «Non c'è più niente, andate a vadere con i vostri occhi». A parlare è Francesco Batignani, titolare di uno stabilimento balneare che, in una notte sola, si è dissolto nel nulla. Intorno alle 5,30 di lunedì scorso l'alluvione ha cambiato il volto della spiaggia e di tutto quello che gli sta intorno. Il livello dell'acqua è salito rapidamente, gonfiando il fosso degli Alzi e il Moncione, fino a farli esondare. Nei rilevi che sovrastano la spiaggia si sono creati diversi smottamenti e, dall'area dove nei primi del'900 c'era una vecchia cava sono venute giù decine di enormi blocchi di granito.

Massi grandi quanto macchine che sbattevano tra di loro in un fragore continuo, rotolando giù senza freno e finendo per distruggere tutto ciò che incontravano. Se un evento del genere fosse accaduto d'estate, probabilmente, sarebbe stata una carneficina.  «Non ho mai visto niente del genere - racconta Francesco Batignani - la frana ha raso al suolo tutte le cabine dello stabilimento balneare, ha inghiottito il parcheggio sotterraneo, i pedalò. Non c'è più traccia dell'impianto elettrico, non ci sono più le fogne».  Percorrendo in lunghezza la spiaggia di Cavoli ci si rende conto del disastro. Una parte dell'arenile è stata trascinata via dal fango e dai massi. Nel piazzale centrale, che ospitava il parcheggio pubblico, si è aperta una voragine che ha inghiottito tutto: strada, sabbia e strutture.

Sembra un centro abitato dopo un bombardamento aereo. Non si può credere che a strovelgere in poche ore una delle località più frequentate dell'Elba sia stato un alluvione.  «Quel rumore era fortissimo, erano i blocchi di granito che venivano giù e sbattevano uno contro l'altro. Era l'apocalisse». Francesca Galli ha assistito al disastro da una casa situata più in alto rispetto alla destinazione del fiume di fango e blocchi di granito venuto giù dalla montagna. Ma il suo albergo, l'Hotel Lorenza, a pochi metri dalla spiaggia di Cavoli, non si è salvato. Ieri, all'ora di pranzo, la signora riposava dopo ore di lavoro trascorse a svuotare le stanze e gli scantinati dal fango. A darle una mano un gruppo di 12 albergatori arrivati, per solidarietà tra colleghi, da Sant'Andrea.

Per ore e ore hanno cercato di salvare il salvabile, ripulendo le stanze dai materassi distrutti, dai mobili marciti dal fango. Ci vorranno giorni per far tornare l'albergo alla normalità.  A pochi passi dall'hotel c'è un ammassamento più o meno informe di pattìni di salvataggio, materiale in ferro e pietre. Proprio dove c'era lo stabilimento balneare Batignani. In quel punto il fosso di Manciano è uscito dalla sua sede, cambiando il volto a quella porzione di spiaggia. «Ma guarda che io sono fortunato - dice Francesco Batignani - ho perso lo stabilimento balneare ma, passo dopo passo, cercherò di costruirlo. A Campo c'è chi ha perso la casa, la macchina. Tutto». Luca Centini

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di Redazione Pisa