Sicurezza
Via l'acqua, affiora il disastro
Luca Centini
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Lacqua ancora alta dopo lalluvione nel piazzale della Pubblica Assistenza a Marina di Campo Il giorno dopo l'alluvione inizia la conta dei danni in case e negozi
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CAMPO. Un paese ferito. Non ci sono altre parole per descrivere il risveglio di Marina di Campo la mattina seguente all'alluvione. Fin dall'alba le pompe idrovore dei vigili del fuoco risucchiano litri e litri d'acqua dalle strade, dai piazzali, dagli scantinati e dai piani terra delle abitazioni. Un sollievo, anche se l'abbassamento del livello dell'acqua fa emergere in modo più nitido i contorni del disastro. Nei luoghi che, lunedì mattina, erano sommersi dell'acqua riaffiora una quantità enorme di fango. Nella via per Portoferraio, fin dalle prime ore del mattino, si sussegue il vai e vieni interminabile dei mezzi anfibi. Ai lati della strada gli abitanti delle case lavorano in modo instancabile, armati di scope e rastrelli. Tentano di svuotare i piani terreni dal fango. Le vetrine della farmacia non riescono a nascondere il disastro al suo interno. Tutto è in disordine, nei sacchi di plastica sono raccolti centinaia di medicinali tirati giù dagli scaffali dall'ondata di piena. Qualche metro più avanti c'è l'asilo: irriconsocibile. E inagibile ancora per giorni, come la scuola elementare Teseo Tesei e le medie inferiori. Il fiume marrone ha invaso la chiesa, il Comune, le sedi della polizia municipale e dei carabinieri, ancora abbondantemente sott'acqua. «Il fango è arrivato anche nella casa del Signore - dice il parroco Don Arcadio, mentre cerca di svuotare la chiesa dall'acqua - per fortuna non ha danneggiato l'altare. C'è tanta gente che ha perso tutto, ma non ha smarrito la voglia di ricostruire la vita». Ma è in via Roma che l'atmosfera diventa surreale. Decine di persone, in silenzio, lavorano nelle case, cercando di svuotare i negozi e di salvare il salvabile. Fuori da ogni portone sono ammucchiati mobili, vestiti, effetti personali. Fuori dai negozi si ammassa tutta la merce. Da buttare via. Si lavora, in silenzio. Tante persone scure nel viso, ma senza una lacrima e senza perdere la dignità. Nei posti dove ieri si vedeva solo acqua fangosa, il sole mette in luce vetrine sfondate, macchine ribaltate, e fango. Soprattutto il fango. «Stasera alle 18 si prega di far trovare la roba da buttare fuori dai portoni». Il silenzio operoso degli abitanti viene interrotto al passaggio di un'auto della polizia municipale con un vigile che dà le istruzioni col megafono. Ma l'epicentro del disastro si osserva in via Fattori. «L'acqua è arrivata da dietro e ha travolto tutto», dicono i commercianti mentre le pompe idrovore risucchiano il parcheggio di fronte alle abitazioni, un lago fino a lunedì. «Qua non c'è niente da salvare - racconta Lisa Tonso, titolare del negozio etnico Cactus - tutti i mobili in legno sono marciti, il tavolo in legno massello non lo abbiamo neanche trovato. Il fiume di acqua e fango è entrato dal retro del negozio e ha portato tutto fuori. Quel tavolo sarà finito in mare». Scendendo verso il mare le abitazioni al piano terreno non esistono più. «Sono rimasto schiacciato contro la parete quando l'acqua è entrata in casa - racconta Piero Pertici - non potevo fare niente. Ora dovrò butatre tutto nella spazzatura». Un box del computer, marrone dal fango, è la prima cosa che si vede in quello che era l'ingresso di casa della famiglia Pertici. Poi, nelle stanze, c'era solo distruzione tra mobili sradicati da terra e le pareti inzuppate dal fango. Decine di persone tentano disperatamente di liberare le case dal fango. Il segno dell'acqua arriva a quasi un metro e mezzo. Non hanno più niente: l'onda marrone ha travolto tutto, ammucchiando in modo disordinato mobili, rompendo muri, finestre, vetrine. Lunedì notte una cinquantina di sfollati sono stati accolti all'Aviotel della Pila, una trentina ieri. Altre persone hanno dormito da parenti ed amici. «Giro in moto perchè le macchine di famiglia non ci sono più e neanche la casa». Di disperazione, a Marina di Campo, ce n'è a volontà. Ma nessuno - ieri mattina - faceva trasparire sgomento, rassegnazione. Solo tanta voglia di ripartire e di darsi una mano a vicenda.
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