Sicurezza
Non diagnosticò l'infarto, condannato
Lara Loreti
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Il tribunale di Livorno e il procuratore capo De Leo Il paziente morì pochi giorni dopo. Un anno e 4 mesi a un medico di Campiglia
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LIVORNO. Non diagnosticò un infarto a un suo paziente, prescrivendogli dei farmaci - ansiolitici e antidepressivi - non indicati per i suoi sintomi. Qualche giorno dopo, il paziente, Roberto Santoro, 56 anni, originario del sud, ma residente a Livorno, morì per infarto. Lunedì il medico generico in questione, Paolo Nencini, 54 anni, di Campiglia Marittima, ma residente e con lo studio in Coteto, è stato processato e condannato in tribunale a Livorno a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) e a pagare una provvisionale di 50mila euro ai parenti della vittima. Una sentenza emessa dal giudice Giovanni Zucconi, pubblico ministero Gianfranco Petralia. A difendere il dottor Nencini, l'avvocato del foro di Livorno, Massimo Banchelli. Il fatto risale al giugno 2009. È il giorno 11 quando Santoro si rivolge al suo medico curante. Si reca nello studio del dottore e lamenta vari sintomi: dolori al petto, senso di oppressione, palpitazioni, difficoltà respiratorie e intensa sudorazione. Fattori che secondo l'accusa dovrebbero subito far pensare a una patologia cardiaca. Di diverso avviso la difesa, secondo cui il medico ha fatto tutto quanto in suo potere per proteggere il paziente. Nencini, come emerso in aula, consiglia analisi del sangue e una spirometria, senza tuttavia - come sottolinea l'accusa - disporre un accertamento diagnostico d'urgenza specifico. Secondo il medico, probabilmente, si tratta di un "colpo di fresco". Niente accertamenti specifici dunque - sostiene l'accusa - nonostante Santoro sia un paziente con forti fattori di rischio vascolare quali l'età (più di 50 anni), l'obesità, il fumo, oltre a qualche problemino di diabete e familiari con patologie cardiovascolari. Secondo il pm Petralia, quindi, furono sottovalutati da subito i fattori di rischio specifici della condizione di salute del paziente. Passa una settimana e Santoro sta ancora male. Così torna dal suo medico molto preoccupato. I sintomi non sono cessati, anzi, sono rimasti pressoché inalterati. Anche in questo caso, sottolinea l'accusa, Nencini non dispode accertamenti clinici, ma attribuisce i sintomi del suo paziente a uno stato ansioso. Glielo fa pensare, come emerso durante il dibattimento, il fatto che Santoro abbia problemi respiratori. E così il medico prescrive un antidepressivo, un ansiolitico e un farmaco broncodilatore. Secondo il pm, il medico - visto il perdurare dei sintomi, soprattutto dei problemi respiratori - avrebbe potuto e dovuto mettere in conto il rischio di una patologia cardiaca (quanto meno un'asma cardiaca). Così rassicurato dal medico, Santoro torna a casa piuttosto tranquillo, visto che dalle due visite non è emersa alcuna problematica particolare. Tuttavia, nella notte tra il 20 e il 21 giugno, il 56enne ha un infarto mortale. Per lui non c'è scampo, il cuore smette di battere. E la famiglia della vittima fa causa al dottore. Il giudice ha così accolto la posizione dell'accusa, secondo la quale l'infarto poteva essere diagnosticato in tempo, già dalla prima visita, l'11 giugno. In casi analoghi, sottolinea il pm Petralia, la probabilità di salvezza supera il 95 per cento.
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