Proteste
Lucchini attende chiarezza e un acquirente
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Leandro Nannipieri Tavola rotonda tra i protagonisti di un settore alle prese con un mercato difficile
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PIOMBINO. All'interno del meeting sull'acciaio, al Centrale si è tenuta una tavola rotonda con i rappresentanti di vari poli industriali. Il primo a intervenire è Francesco Semino, direttore delle relazioni esterne Lucchini: «In una condizione di mercato difficile come quella che stiamo vivendo, nella Lucchini dopo il piano finanziario approvato siamo in una fase in via di definizione. Quando avremo il quadro più chiaro potremo procedere con la ricerca obbligata di un nuovo azionista». Sempre legato al contesto locale è stato l'intervento di Leandro Nannipieri dell'ArcelorMittal: «Siamo in una condizione di sofferenza connessa con problemi di sostenibilità per ragioni molteplici: la maggiore capacità di produzione di fronte a una richiesta invariata, i costi di produzione, il prezzo energetico, la struttura societaria tipica di una multinazionale, la questione degli investimenti, secondo una logica industriale legata al massimo profitto». Alessandro Segala, di Thyssenkrupp, ha tracciato un profilo generale del settore dell'acciaio inossidabile: «Ci troviamo in una stagnazione pesante, nella quale la crescita di produzione è squilibrata rispetto ai livelli di consumo. Ci sono segnali di ripresa, ma non sufficienti. Prevediamo infatti che almeno sino al 2015 non ci sarà una crescita». Mauro Ceresoli di Tenaris Dalmine ha illustrato la situazione piombinese, frangente differente rispetto alla grande maggioranza di produzione del gruppo legato alla fabbricazione di tubi per petrolio: «La concorrenza della Cina e in generale dell'Oriente, è un problema. Specializzandoci nel petrolio evitiamo la crisi, che però sentiamo dove la produzione è differente. Piombino è uno di questi casi, ma il nostro obiettivo è di fare della città un importante polo logistico». Diego Nocenti, dell'associazione aziende artigianali, chiude il dibattito: «L'Europa, ma soprattutto l'Italia, sono rimaste indietro nell'evoluzione politica industriale. Adesso quel che servirebbe è una politica europea globale». (fra.le.)
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