Italia
Dopo il nubifragio è già polemica sui motivi della devastazione
«E' colpa del cemento»
Valentina Landucci
Mario Tozzi: chi amministra ha delle responsabilità
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MARINA DI CAMPO. La pioggia, la troppa pioggia e un ponte crollato a monte dell'abitato di Campo. Queste le cause all'origine della devastazione che ha colpito il centro di Marina di Campo. Le uniche sulle quali si comincia a lavorare all'indomani dell'alluvione. Ma non sono esclusi sviluppi perché la Forestale è stata incaricata dalla Procura di verificare l'esistenza di rischi idrogeologici. Quelli che le vittime degli allagamenti, cittadini ricoperti di fango mentre svuotano le proprie case di mobili, elettrodomestici, vestiti ormai da buttare, sembrano suggerire con una parola: lo Stagnone. Il "grande stagno" che nella memoria di questa comunità colpita dall'alluvione corrisponde più o meno alla zona alle spalle del municipio, quella dove ieri mattina le case, il polo scolastico, l'ufficio postale, la caserma dei carabinieri, erano ancora sott'acqua. «Cosa volevate che succedesse? - senti ripetere sulle strade - qui sulla costa c'erano le dune e dietro lo stagno. Mio nonno ci andava a caccia». Ora ci sono uffici, palazzine, villette. Cemento e asfalto sui quali l'acqua scivola, trascina via e distrugge. L'acqua, venuta giù in quantità eccezionali, ha ingrossato i fiumi, invaso le strade e si è riappropriata dei suoi spazi. Quelli che l'uomo ha fatto suoi dimenticando che un tempo lì c'era una zona umida. «Un po' di responsabilità in quello che è accaduto ce l'hanno anche i cittadini - spiega il presidente del Parco dell'Arcipelago, il geologo Mario Tozzi - perché sembrano aver dimenticato quello che sapevano i loro nonni. Ma c'è una responsabilità maggiore da parte di chi amministra e deve saperle queste cose. Certo non di chi amministra oggi, le respinsabilità sono stratificate. In situazioni come questa non bisogna costruire di più ma semmai sgombrare dalle case che ci sono: i fiumi non sono canali. Più li lasci liberi da cose intorno meno fanno danni». Quella di Tozzi è una riflessione che segue le parole di vicinanza alla popolazione espresse non appena venuto a conoscenza dell'accaduto. «Ho spinto con forza i colleghi della Rai allo scopo di dare massima visibilità a quanto accaduto all'Elba - spiega - perché gli abitanti possano ricevere tutto il sostegno necessario in questo momento di difficoltà». Tozzi è però convinto che dopo la doverosa solidarietà sia altrettanto doverosa una riflessione sulle cause. «Il verificarsi di queste così dette bombe d'acqua non è una novità per questo territorio e per l'Italia in generale - afferma - in Toscana si è cominciato nel 1996 con l'alluvione in alta Versilia. Non possiamo dire che sono eventi eccezionali. Da un lato c'è, indubbiamente, il maltempo ma dall'altro ci sono le nostre responsabilità. E all'Elba è così: si è costruito e in più si è scelto di vivere in posti pericolosi». Gli fa eco Legambiente. «E' il momento del dolore - affermano i rappresentanti dell'associazione - per un lutto che ha colpito anche soci di Legambiente, della solidarietà con i feriti ed i cittadini di Marina di Campo che hanno visto le loro vite sconvolte da un'ondata di fango di un evento concentrato ma che i dati meteorologici ci dicono non essere stato estremo. E' il momento del sostegno e del ringraziamento agli uomini ed alle donne della Protezione Civile, compresi i soci di Legambiente presenti da subito sui luoghi del disastro, e delle Forze dell'Ordine che stanno lavorando instancabilmente. Dopo verrà il momento per capire il perché e per porre rimedio senza ripetere gli errori del passato. Quello che è però evidente è che il nubifragio ha colpito gli stessi luoghi del 2002, trovando ancora più cemento». «A noi non interessa trovare il "colpevole" - conclude l'associazione - e sappiamo che le nuove amministrazioni di Campo e di Marciana hanno ricevuto in eredità questi gravi problemi. Ci interessa trovare i responsabili: chi ha responsabilità di mettere finalmente in sicurezza territori fragili. Ci interessa che non si concedano nuove licenze edilizie come se nulla fosse accaduto».
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