Gioco
In centro. Clima surreale durante gli interventi frenetici dei soccorritori
Solo rabbia, distruzione e fango nel paese diventato fantasma
Luca Centini
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CAMPO. «Si arriva fino alla Serra, poi è un disastro». La comunicazione dei volontari del 118 è chiara, anche se non basta per spiegare fino in fondo quello che è accaduto. Mancano pochi minuti a mezzogiorno. Non sta piovendo. Ma il centro di Marina di Campo è sott'acqua da parecchie ore. Pioggia eccezionale, gli argini del fosso Alzi hanno ceduto. Così un fiume silenzioso di fango, detriti e sabbia ha travolto case, abitanti, automobili, negozi. Insomma, ha colpito al cuore un paese intero costringendo gli abitanti a rifugiarsi sui tetti delle auto e delle abitazioni. Per tutta la giornata alcune zone del paese sono rimaste isolate. Eppure, solo a pochi chilometri da Marina di Campo, non si avvertono le dimensioni del dramma anche se i segnali negativi, a dare un'occhiata meno superficiale, si vedono già a Portoferraio. Dalla stiva del traghetto Toremar escono decine di mezzi della protezione civile, le jeep e i mezzi anfibi con i sommozzatori dei vigili del fuoco. Sono diretti a Marina di Campo, arrivano da Grosseto, da Livorno. Sono fondamentali per soccorrere le persone rimaste bloccate in casa. Con la jeep buona parte del percorso che, da Portoferraio arriva fino a Marina di Campo, non è problematico. Ma lo specchio di mare del golfo di Marina di Campo è marrone, color fango. Non è un bel segnale. Tuttavia, fino alla Serra, il manto stradale regge, prima di aprirsi di fronte alla devastazione. La provinciale - che sale verso il centro abitato di Marina di Campo - è un torrente in piena. Alcune auto in panne sono ferme in mezzo alla strada. Dappertutto si vedono panchine divelte, cestini della spazzatura sradicati. Le vetrine dei negozi sono sfondate in punti diversi, i locali interni sono inzuppati di fango. Si procede solo a bordo dei mezzi anfibi o delle jeep della protezione civile. O a piedi con cautela e con muta e stivali: l'acqua arriva quasi fino al ginochio e sotto i piedi si alternano marciapiedi sconnessi e fanghiglia. Per la strada, se così si può sempre chiamare, di gente ce n'è poca. Il paese sembra un fantasma, insomma, sospeso tra un silenzio surreale e la frenesia dei mezzi di soccorso dei vigili del fuoco, forze dell'ordine e protezione civile che affrontano l'acqua per soccorrere le persone. Più si va avanti, verso il centro, più il livello dell'acqua sale. E si iniziano a vedere anche i primi abitanti di Marina di Campo. C'è chi è affacciato alla finestra, chi cerca di recuperare il motorino travolto dalla corrente. Ogni metro che, a fatica, si compie verso il centro del paese è un passo dentro la tragedia. «Un disastro», dicono i negozianti che, in qualche modo, cercano di svuotare i locali dall'acqua. Ovunque si vedono scantinati distrutti, abitazioni al primo piano dove, sbirciando dalle porte aperte, si intravedono mobili ribaltati, fango e disperazione. Risalendo via Roma la corrente porta in giro anche le voci, le indiscrezioni non sempre fondate. «Due morti e cinque dispersi», si sente dire. In realtà, lo si capisce quando si arriva in via Fattori, la zona più colpita in assoluto dall'alluvione, la vittima è una. Maria Luisa Barile, 81 anni, è stata travolta dall'acqua nella sua abitazione a pochi metri da uno dei punti in cui il fosso Alzi ha ceduto. Sotto casa i familiari piangono la morte dell'anziana. Ma non è l'unico luogo di Marina di Campo in cui le lacrime si mischiano al fango. Scendendo verso il mare i sommozzatori dei vigili del fuoco guadano le strade, mettono a terra alcuni gommoni, gli unici mezzi per raggiungere i punti più colpiti. In via Fattori il fango ha travolto tutto. Negozi di vestiti, cartolerie, ristoranti, case. Il fiume marrone non ha risparmiato nessuno. E alle persone non resta che salvare il salvabile, pregando in una tregua del maltempo. «Una roba così non è mai accaduta», dicono alcuni commercianti riuniti fuori dai negozi. «E ora come ripartiamo?». La rabbia, dunque, viene trascinati dalla corrente, e arriva fino al mare, pochi metri più a valle. I muretti di contenimento sono rasi al suolo, il mare si fonde con il torrente di fango, senza soluzioni di continuità. E del paese, assediato ogni estate da turisti e amanti del mare, non sembra essere rimasto niente. Il fango, in una sola mattina, pare aver cancellato tutto. E rimane solo tanta disperazione.
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