Toscana
Bocciata la tassa di soggiorno
Paolo Federighi
Commercianti e albergatori chiedono chiarezza sulle finalità
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SAN VINCENZO. Un no unanime. La tassa di soggiorno non piace alle associazioni dei commercianti e agli albergatori. Per una volta, Confesercenti e Confcommercio sono unite su tutto. Molti i mugugni durante la riunione che si è svolta all'Hotel delle Terme di Venturina tra Confesercenti, Confcommercio, albergatori e operatori turistici. «La tassa di soggiorno - spiega Fabio Busdraghi, neopresidente della Confcommercio sanvincenzina - esiste già in alcune città. E' un'opportunità per i Comuni, ma rappresenta indubbiamente un aggravio per chi soggiorna in un luogo. Siamo tutti, in linea di massima, contrari alla tassa di soggiorno, ma, visto che pare intenzione chiara dei Comuni della zona applicarla, vorremmo che tale cifra (1 o forse 2 milioni di euro in un anno) sia destinata in buona parte al turismo per progetti a lungo termine. Non saremmo d'accordo se fosse utilizzata per ripianare i bilanci comunali. Dobbiamo discutere tutti insieme di come spendere i soldi. Abbiamo chiesto all'amministrazione una serie di esenzioni. Ad esempio per gli under 14 e over 65, e diversificazioni per fasce stagionali. Il nostro timore - prosegue - che il 50% degli introiti vada ai Comuni e il 50% alla Parchi Val di Cornia, è stato cancellato dalla giunta sanvincenzina stessa, che ci ha assicurato non sarà così. Resteremo comunque vigili: non vorremmo entrare in causa a giochi già fatti. La realtà è che la tassa di soggiorno, i Comuni, la applicheranno. E' opportuno quindi discutere di come saranno impiegati i soldi introitati, perché discutere sul sì o sul no alla tassa sarebbe tempo perso. Il 15 novembre - conclude - i sindaci della Val di Cornia si riuniranno per discuterne, e dopo ne parleranno con noi». Simile a quella di Busdraghi è la posizione di Jacqueline Luthi, presidente della locale Confesercenti. «Non siamo d'accordo con la tassa di soggiorno - afferma Luthi - Vogliamo che le scelte dei Comuni siano concertate con le associazioni, in modo da ridurre il danno il più possibile. Sarebbe ottimale se i soldi della tassa fossero investiti nel turismo. Deve esservi almeno un ritorno per gli operatori, e non meri tappabuchi per i bilanci comunali. In questo momento di crisi, la tassa è una scelta rischiosa. Purtroppo, però - aggiunge - il Governo ha tagliato i fondi, ed i soldi, da qualche parte, i Comuni li debbono prendere». Molto critico sulla tassa è Bruno Paffi, titolare dell'hotel Villa Marcella e uno dei più noti operatori sanvincenzini. «E' una gabella che a quanto pare andrà da 0,80 a 1,50 euro al giorno a testa - dice Paffi - che il turista non ha motivo di pagare. E' solo una spesa in più, in un momento in cui le aziende concorrono per ottimizzare la gestione dei costi interni, al fine di eliminare gli sprechi. No alla tassa per ripianare i debiti dei Comuni e dell'ente Parchi. Sarebbe invece un segnale forte di lungimiranza il non applicarla, scrivendo sui cartelli di entrata e uscita dal territorio comunale: "A San Vincenzo non si paga la tassa di soggiorno". Non vogliamo essere sostituti d'imposta. Se il turista - prosegue - non volesse pagare la tassa, sapete chi la dovrebbe pagare? Noi albergatori. Non ci stiamo. E' un concetto sbagliato, il mercato non regge più. Dobbiamo trovare insieme una soluzione alternativa. Chi andrà, ad esempio, a recuperare la tassa di soggiorno - conclude Paffi - dei molti affitti di case in nero? Chi la pagherebbe?».
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