La protesta
CRISI LUCCHINI
Lavoratori e imprese in difesa del polo siderurgico
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PIOMBINO. Sciopero di due ore ieri alla Lucchini, con molti lavoratori presenti alle assemblee organizzate in fabbrica dalla Rsu. Appare accresciuta, infatti, la consapevolezza del momento critico che sta vivendo lo stabilimento, dove alcuni giorni fa sono state annunciate fermate dell'altoforno per tentare di controbilanciare la diminuzione degli ordinativi dell'ultimo trimestre. «La siderurgia soffre in tutta Europa, in Italia anche peggio perché il governo non ha una politica industriale - dice il coordinatore della Rsu Fiom Mirko Lami - abbiamo parlato ai lavoratori, che hanno capito di trovarsi a un passo dal vivere un dramma sociale. In questa situazione dobbiamo solo pensare a non perdere la lucidità e a difendere i posti di lavoro. Per questo abbiamo organizzato per il 15 novembre lo sciopero generale della siderurgia». Scende in campo anche il comitato dei fornitori del polo siderurgico. Positiva la valutazione della avvenuta cessione della consociata francese Ascometal al Fondo americano Apollo. «L'operazione - sottolina il comitato - portando nuova liquidità, potrà finalmente consentire visibilità sui pagamenti delle aziende dell'indotto, molte delle quali da mesi in forte tensione a causa delle difficoltà di incasso». «La cessione rappresenta un ulteriore passo avanti nell'attuazione del piano di ripresa dello stabilimento - prosegue il comitato - che resta l'obiettivo prioritario. Lucchini, come gli altri grandi impianti manifatturieri presenti sul territorio di Piombino, deve continuare ad esistere ed operare rappresentando parte di un patrimonio di rilevanza strategica per l'economia nazionale nel suo complesso, in grado di incidere sulla competitività dell'intero Paese a livello internazionale». Si sottolinea dunque la necessità che le imprese di fornitura possano guardare al futuro con maggiori prospettive per la salvaguardia dell'attività industriale manifatturiera, «che resta uno dei cardini dell'economia e dei livelli occupazionali del territorio, a prescindere dalle ipotesi approssimative di diversificazione, che di tanto in tanto vengono ventilate». Infine la richiesta che il sistema bancario continui a destinare liquidità alle imprese per non aggravare la già difficile situazione.
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