Lutto
In dieci giorni avevano messo a segno cinque colpi, tre dei quali in una sola notte
Scoperta la gang dei furti a scuola
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Sopra la scuola media Pascoli, accanto il capitano Zatelli con la refurtiva Denunciati sette minorenni, quattro di loro hanno appena 13 anni
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PORTOFERRAIO. Sette ragazzi come tanti altri, in alcuni casi poco più che bambini. Una vita tranquilla tra scuola, scorribande in motrino, tuffi in mare, su di un'isola altrettanto tranquilla dove, anche se esci di casa e fai tardi la sera nessuno si preoccupa più di tanto: tutti ti conoscono, per strada ti chiamano per nome e poi «cosa vuoi che accada in un posto così - risuona il solito motivetto - qui non succede mai niente». E invece no. Qualcosa succede. E a farlo accadare sono proprio quei ragazzi "tranquilli" che avrebbero dovuto essere tenuti sott'occhio, protetti dai familiari, dalla scuola o almeno da un sistema sociale dove i figli del vicino di casa sono anche un po' tuoi. Un sistema che non c'è più o almeno si è molto allentato. Così anziché uscire per andare a prendere un gelato con gli amici può anche accadare che quei ragazzi normali, forse per il gusto di violare le regole, decidano di intrufolarsi di nascosto a scuola per rompere, sporcare e rubare. Senza immaginare di ritrovarsi, a pochi giorni dalle bravate, con una denuncia per furto aggravato, continuato e in concorso. I colpi messi a segno, tra il 29 settembre e il 9 ottobre, dal gruppetto di adolescenti denunciati dai carabinieri sono cinque. Il primo, all'asilo di San Giovanni. Il secondo - denunciato solo pochi giorni fa ma probabilmente commesso il 7 ottobre, quando la scuola era deserta per la partecipazione degli studenti al corteo sulla sanità - al liceo Foresi. Gli altri tre, uno dopo l'altro, tutti nella stessa notte, alla scuola media Pascoli, alla materna di Carpani e all'asilo di San Giuseppe. Sette (due di loro sono fratelli) i protagonisti, a vario titolo, dei furti e dei vandalismi commessi nelle scuole: un sedicenne, 2 quattrodicenni e 4 tredicenni. Quattro di loro sono di origine straniera ma tutti sono cresciuti a Portoferraio dove studiano e vivono con le famiglie: mamme e papà rimasti sconvolti quando hanno visto convocare i propri figli in caserma dove, puntualmente, la verità è saltata fuori. Sono entrati indisturbati negli istituti, per la verità poco protetti contro questo tipo di incursioni, hanno danneggiato le macchinette per l'erogazione di caffè, merendine e bibite, versato succhi di frutta su banchi e pavimenti, rovistato negli armadietti per portare via macchine fotografiche, videocamere, microfoni, computer portatili e qualche spicciolo. La refurtiva non veniva portata a casa, per evitare di destare sospetti nei familiari, ma nascosta in un covo: un rifugio ricavato in un campo dove sono stati ritrovati una parte degli oggetti. A mettere i carabinieri sulla strada giusta per riuscire a rintracciare i ladruncoli sono state le tracce lasciate alla scuola Pascoli contro la quale i ragazzi si sono accaniti in modo particolare. Gli uomini della stazione di Portoferraio e del nucleo operativo dell'Arma hanno quindi tracciato il possibile identikit dei vandali, li hanno individuati e incastrati anche sulla base di rilievi tecnici effettuati sui luoghi dei furti e alla fine sono stati gli stessi ragazzi a vuotare il sacco. Subito dopo è scattata la segnlazione dei sette adolescenti alla procura presso il tribunale per i minori di Firenze che dovrà stabilire le responsabilità e i provvedimenti da prendere nei loro confronti. Un percorso, quello che li aspetta, che coinvolgerà anche le loro famiglie da subito disponibili a farsi carico delle responsabilità dei figli anche sotto il profilo risarcitorio. I fatti raccontati dai sette ragazzi e confermati dalle prove dei carabinieri restano però ancora senza un perché. Difficile capire cosa possa essere scattato nelle loro teste, cosa li abbia spinti a trasformarsi in ladri. Gli inquirenti ritengono che la bravata, il fascino del gioco rischioso di una notte abbiano preso il sopravvento, portandoli a comettere uno dopo l'altro i furti. Ed anche per questo è importante che siano stati fermati subito, con grande tempestività da parte dei carabinieri, prima di finire in guai ben più grossi. «Di fronte a questi episodi - spiega il capitano Emiliano Zatelli, comandante della compagnia elbana - non possiamo che essere dispiaciuti. Ci preme cercare di sensibilizzare le famiglie e l'intera comunità allo scopo di recuperare quel controllo sociale che probabilmente si è perso ma grazie al quale, anche solo attraverso segnalazioni, possiamo evitare situazioni come quelle che ci troviamo a fronteggiare oggi».
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