Il dolore
I sindacati in consiglio comunale per esporre le ragioni dello sciopero comprensoriale del 15 novembre
Lucchini, venduta l'Ascometal
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Luciano Gabrielli e un corteo di operai Ieri a Londra la firma definitiva con il fondo d'investimenti Apollo
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PIOMBINO. È stato firmato ieri a Londra il contratto definitivo per la cessione di Ascometal alla Captain BidCo, una società francese di prorietà del fondo americano di private equity Apollo. Si conclude così la prima parte di una vicenda iniziata oltre un anno fa, quando Alexey Mordashov, azionista di maggioranza delle russa Severstal, annunciò la sua ritirata strategica dal fronte della siderurgia europea. L'annuncio della conclusione dell'atto di vendita è stato dato dall'azienda proprio mentre i segretari di Fim, Fiom e Uilm stavano illustrando in consiglio comunale le ragioni della mobilitazione che, oltre alle tre fabriche metalmeccaniche piombinesi coinvolgerà, il 15 novembre, tutto il mondo del lavoro del comprensorio con uno sciopero generale di tutte le categorie. Dalla vendita di Ascometal (compreso le centrali idroelettriche che hanno ritardato il completamento dell'operazione) il Gruppo Lucchini incasserà 360 milioni euro. Di questi, secondo l'accordo raggiunto con le banche creditrici, 100 andranno subito a ripianare una parte del debito di 770 milioni. Ma la divisione dei proventi potrà tuttavia venire dopo l'omologa del piano finanziario da parte del Tribunale di Milano. A questo proposito - secondo attendibili fonti aziendali - il 15 novembre sarà completata la procedura di asseveramento del piano, già approvato dai comitato di credito delle banche. Da quella data ci vorrà almeno un mese di tempo prima che il Tribunale si pronunci. I soldi di Ascometal potranno essere dunque disponibili entro metà di dicembre. L'aspetto finanziario è però in questo momento solo una parte del problema. Il segretario della Fiom Luciano Gabrielli ieri pomeriggio ha esposto in consiglio comunale la situazione di Lucchini, Magona e Dalmine. «Alla Lucchini le produzioni calano - ha detto - l'altoforno viene fermato settimanalmente come se fosse un ufficio e tutto questo crea una miscela espolosiva». «L'accordo - ha ribadito Gabrielli - deve prevedere il pagamento di tutte le spettanze delle imprese d'appalto, poiché oggi è a rischio il loro destino e il salario dei lavoratori». Sono a rischio un centinaio di contratti a termine alla Lucchini oltre ad altri nelle imprese. Il sindacato ritiene «essenziale che si consolidino i contratti a termine che, qualora fosse necessario, dovranno essere gestiti atraverso la solidarietà collettiva». Non preoccupa meno la situazione della Magona, per la quale il sindacato torna a rivendicare «gli investimenti essenziali per non rischiare un lento, ma inesorabile declino». E se vengono messi in discussione le potenzialità degli stabilimenti anche il polo logistico programmato da Tenaris Dalmine potrebbe essere depotenziato. Secondo Fim, Fiom e Uilm un pezzo di economia potrebbe essere ridotto ai minimi termini, aprendo drammi sociali che il territorio non può reggere. Da qui l'appello all'adesione allo sciopero generale del comprensorio del 15 novembre, che sarà preceduto da uno sciopero con assemblee in Lucchini venerdì 4. I sindacati allestiranno gazebo nella centralissima corso Italia l'11 e il 12 novembre. Un'assemblea si svolgerà mercoledì, nella sede del consiglio di fabbrica, anche per i lavoratori della Lucchini servizi. Il sindaco Anselmi ha conclusione del dibattito ha espresso appoggio alle iniziative dei sindacati, sottolineando che siamo di fronte ad un passaggio importante per l'intera industria italiana, oltre che per la difesa dell'occupazione in questo territorio. E sua opinione, dunque, che questa battaglia debba «aprire la strada ad un industria moderna, innovativa, rispettosa dell'ambiente». La città dunque come «avamposto di una nuova cultura industriale in cui trovino posto il riuso delle aree, lo sviluppo delle infrastrutture e del porto». G.P.
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