Firmato l'accordo per ripulire l'acqua Ma quanto costerà?
Francesca Ferri
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PIOMBINO.«È giusto che i Comuni interessati ci mettano le loro risorse. Anche se non si sa quante saranno». È un sì strappato per metà al buio quello che l'assessore all'ambiente, Marco Chiarei, ha ottenuto ieri dal consiglio comunale, che ha approvato l'accordo di programma con Regione, Ato 5, Provincia e altri undici comuni (Suvereto, Campiglia, San Vincenzo e gli otto comuni dell'Elba) per costruire i due impianti di filtraggio e ad altre opere per "ripulire" l'acqua del rubinetto dal boro e dall'arsenico. E che - non meno importante - dall'altro lato dovrebbe accelerare la tanto sospirata autonomia idrica dell'isola. Un accordo ben definito nella parte tecnica ma al tempo stesso fumoso per quel che riguarda le spese e chi le deve sostenere. Si stima, infatti, che i lavori costeranno 20 milioni e 120mila euro; 8 milioni e mezzo ce li mette la Regione, 8 milioni e 80mila li verserà l'Ato ricavandoli dai proventi della tariffa. Il resto, vale a dire 3 milioni e mezzo, sarà a carico dei singoli Comuni ma qui sta il problema. L'accordo, infatti, non specifica quanto dovrà pagare ciascun Comune e secondo quale criterio. Tutto è rimandato a quando tutti i lavori saranno appaltati e si avrà qualche certezza in più sulle cifre. Quanto alle modalità che ogni amministrazione dovrà seguire per reperire i fondi necessari a finanziare i lavori, la scorsa primavera l'Ato ha chiarito che i Comuni dovranno trasferire una quota del canone prevista a copertura dell'indebitamento pregresso oppure dovranno rinunciare a investimenti sul territorio. E non ha escluso che anche gli altri Comuni del territorio debbano partecipare alla spesa. Tante incognite, insomma, ma l'assessorato all'Ambiente ha comunque salutato positivamente l'accordo. I tempi, infatti, stringono e la deroga concessa dal Ministero alla Val di Cornia per lo sforamento dei limiti imposti dall'Unione Europea di arsenico e bromo (10 microgrammi al litro per l'arsenico e 1 milligrammo al litro per il boro che in Val di Cornia sono, in media, all'anno, rispettivamente 10,5 e 2,8) scade il 31 dicembre 2012. Per questo era necessario che il consiglio approvasse l'accordo. E così è stato, con il voto favorevole di Pd, Sinistra e libertà e Italia dei Valori, e quello contrario di Gelichi-Gruppo misto, Popolo liberta, Unione centro e Futuro e libertà. Non sono mancati però diversi distinguo, anche trasversali. A partire dal concetto di "emergenza". «È un problema che si trascina dagli anni'60 - ha tuonato Giampiero Amerini di Futuro e libertà - e oggi ce lo presentano come emergenza dicendoci: o approvate o si fa lo stesso. E poi: quanto costerà far funzionare il dissalatore?». Dubbi nutriti anche da Torrino Checcoli di Rifondazione Comunista: «Manca quanto spenderemo manca il progetto strutturale. Sarà necessaria una variante urbanistica?», si chiede. Dal canto suo l'assessore Chiarei è molto franco. «Noi oggi dobbiamo esprimerci su una questione: è giusto che i Comuni interessati alla deroga ci mettano il loro quando la Regione e l'Ato già aggravano la tariffa generale per interventi interessano solo noi? Dicendo sì accettiamo di contribuire con risorse aggiuntive, poi diremo quante sono. È vero. Forse potevamo specificarle già oggi, ma magari era una cifra sparata. Farlo fra alcuni mesi, quando il quadro finanziario sarà più chiaro, è più responsabile». «Se quello che viene messo in campo risponde alle esigenze che ci sono, allora bisogna approvarlo», ha concluso il sindaco. È così è stato.
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