Sicurezza
Verso il referendum. Sul sito del Tirreno un sondaggio per capire cosa ne pensano gli elbani
Un consigliere ogni 257 residenti
Troppi per i sostenitori del Comune unico: risparmieremo 400mila euro
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PORTOFERRAIO. Un consigliere comunale ogni 257 abitanti. Uno per ogni 2 chilometri quadrati. Facendo le dovute proporzioni il doppio dei consiglieri che ha un Comune come Volterra, con 11mila abitanti, il quadruplo di quelli di Piombino che di residenti ne ha 35mila, contro i 31mila dell'Elba. In una parola troppe poltrone per il comitato promotore del referendum sul Comune unico. I numeri sono quelli che il comitato ha inserito in un dossier che accompagnerà l'intera campagna referendaria. Cifre e confronti ma soprattutto esempi pratici di come l'eliminazione di otto amministrazioni a favore di un unico Comune favorisca lo sviluppo del territorio contro uno stato di paralisi - peraltro costosa - che deriva inevitabilmente, secondo il comitato, dalla presenza sul territorio di 8 sindaci, 8 giunte con 44 assessori, 124 consiglieri comunali, 5 segretari comunali e tutto quello che ne consegue in termini di burocrazia. Con il Comune unico, spiega il Comitato, intanto i consiglieri comunali si ridurrebbero a 24 con 7 assessori. Un "risparmio" netto di 137 poltrone con una conseguente semplificazione amministrativa e politica sul territorio di cui si potrebbero avvantaggiare cittadini e imprese. Non solo. L'accorpamento dei Comuni - che non significherebbe l'accentramento dei servizi nè la cancellazione delle comunità locali, garantite dal mantenimento delle municipalità - consentirebbe di creare all'Elba il quarto Comune, per dimensioni, dell'intera provincia, preceduto da Livorno, Piombino e Rosignano ma più grande di Cecina. Il risparmio economico stimato dal Comitato rispetto al funzionamento della macchina amministrativa ammonta a 400mila euro l'anno a cui si aggiungerebbero i contributi regionali e statali previsti per la fusione tra Comuni. Gli aspetti economici, tuttavia, sono secondari rispetto agli altri vantaggi che deriverebbero dal Comune unico, secondo il Comitato. La parte più significativa di quella che, prima ancora che essere una rivoluzione amministrativa, è una rivoluzione culturale, riguarderebbe il superamento dei limiti dell'attuale assetto istituzionale. Le divisioni non aiutano il turismo, la gestione dei rifiuti, della sanità, delle problematiche dei trasporti - elenca il Comitato - nè tanto meno la gestione dell'isola dal punto di vista urbanistico. «Sul territorio coesistono 8 situazioni urbanistiche diverse - afferma il Comitato - causa di disparità di trattamento tra gli elbani in relazione alla residenza e di grande dispendio di risorse». Quattro i Comuni che non hanno ancora un regolamento urbanistico, cosa che si traduce in pianificazioni "provvisorie" per il 63% del territorio, precisa il Comitato. «I regolamenti edilizi dei Comuni - continuano i promotori del referendum - presentano notevoli discrepanze tecniche tra loro, differenziando il trattamento dei cittadini elbani secondo la residenza e rendendo più lungo e costoso il lavoro dei progettisti». Per risolvere queste dispartità, rendere più "uguali" nei diritti e nei doveri gli elbani, ottimizzare i servizi e i costi la soluzione per il Comitato è il Comune unico inteso però come strumento e non come fine della battaglia per la semplificazione amministrativa. Con questo obiettivo da sabato comincerà la raccolta di firme a sostegno dell'indizione del referendum popolare per il Comune unico. E per sapere cosa ne pensano gli elbani anche il Tirreno, da oggi, inaugura sul proprio sito un sondaggio aperto a tutti.
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