Il Tirreno

Lucchini. Il consiglio di fabbrica esamina tutti gli scenari e si mobilita. Chiesto un incontro al ministero

Il sindacato teme il no delle banche

Giorgio Pasquinucci
Un consiglio di fabbrica e a lato l’altoforno
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Un consiglio di fabbrica e a lato l’altoforno

«Se arriva il commissario vogliamo garanzie sull'altoforno e l'occupazione»

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 PIOMBINO. La proccupazione principale è che domani le banche diano una risposta negativa al piano di rientro dal debito proposto dalla Lucchini. La tensione ieri nel saloncino del consiglio di fabbrica era alta, ma quasto non ha impedito ai delegati di analizzare con lucidità tutti i possibili scenari. Il segretario della Fiom Luciano Gabrielli ha aperto la riunione illustrando gli esiti dell'incontro con l'ad Marcello Calcagni.  Saltata la possibilità di incassare gli 80 milioni del prestito ponte - la metà dei soldi doveva già arrivare a luglio - la Lucchini ha proposto alle banche di dividere in due rate i 180 milioni che l'accordo di luglio prevedeva, dopo la vendita di Ascometal, di destinare al ripianamento del debito: 100 al momento dell'omologazione del piano, gli altri 80 nel secondo semestre 2012. L'ingegner Calcagni ha sostenuto che non c'è stato un segnale di chiusura da parte delle banche, ma certo neppure di entusiastica accettazione.  Il sindacato cerca di affrontare il problema in modo realistico. «Auspichiamo una conclusione positiva con le banche ma riteniamo comunque, nel caso di un eventuale commissariamento, che le risorse ricavate da Ascometal debbano servire per gli investimenti necessari allo stabilimento, garantendo il rifacimento dell'altoforno, a garanzia del ciclo integrale e sanando i crediti dell'imprese dell'indotto».  Non sono mancate le critiche al management dell'azienda. «Ci sono responsablità oggettive di chi ha fatto l'accordo di luglio - ha sostenuto Fausto Fagioli delle Fim - saltato 20 giorni dopo a causa dello stop del governo francese alla vendita separata delle centrale idroelettriche».  A rincarare la dose Martinelli. «L'Ad doveva informare i sindacati e non lasciare che le notizie circolassero sulla stampa. Decisamente è sua una parte di responsabilità di questa situazione. La fiducia in quello che doveva essere il nostro interlocutore principale è decaduta e mi chiedo se non sappia cose che ancora non ci ha detto».  Fagioli ha voluto anche sgombrare il campo dall'idea che il sindacato a questo punto faccia il tifo il commissariamento: «Non è una prospettiva da guardare al buio. Anche se è vero che il commisario avrebbe a disposizione per intero i 360 milioni della vendita di Ascometal. Il problema vero è che questa azienda ha ormai tempi stretti per trovare un compratore».  Vincenzo Renda della Uilm ha improvvisato tuttavia due conti. «Anche se il commissario non darebbe nulla alle banche, dei 360 milioni di Ascometal, sarebbero necessari 160 per rifare l'altoforno, altri per rinnovare i laminatoi, 120 per saldare i debiti con le imprese. I soldi sarebbero già finiti».  «Siamo all'interno di un tunnel e la luce che vediamo è solo quella dei fari di un treno che ci viene incontro». Così ha sintetizzato con efficacia la situazione Mirko Lami, secondo il quale «il ruolo del sindacato non è quello di scegliere tra accordo o commissariamento. Dobbiamo piuttosto costruire un nostro percorso partendo dalla difesa del ciclo integrale e dell'occupazione. Anche se ad essere sinceri, siamo in una situazione che prima o poi ci costringerà a fare i conti anche con l'occupazione».  Riassumendo il dibattito, Gabrielli ha fissato alcuni punti della posizione dei sindacati, che da ieri hanno dichiarato lo stato di mobilitazione. «Dobbiamo lavorare per l'accordo, ma essere preparati anche al commissariamento. Chiederemo al ministero dello Sviluppo di fissare un incontro e porre lì le nostre condizioni. Il governo deve fare da garante di un percorso condiviso sul futuro del polo siderurgico di Piombino». Già convocato per martedì un nuovo consiglio di fabbrica per valutare le novità dopo la risposta che le banche si sono impegnate a dare alla Lucchini venerdì.

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