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Cani feriti nei boschi dalle trappole tese dai bracconieri

Cani feriti nei boschi dalle trappole tese dai bracconieri

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 PIOMBINO. Non si sa ancora se potrà salvare la zampa, ma è già una fortuna che sia viva. Parliamo del cane di un residente a Sassetta; una meticcia di 5 anni, uscita un giorno dell'altra settimana a passeggiare dentro la macchia vicino alla casa dove abita, e tornata dopo 4 giorni ferita e stremata. Una zampa presentava una lesione grave: 3 centimetri privi di pelle e muscolo. L'atroce eredità del malaugurato incontro con una trappola fra le più crudeli.  Un laccio di metallo, usato dai bracconieri per catturare animali selvatici, soprattutto cinghiali. Il cappio, illegale come tante altre esche tipo la tagliola, ha la caratteristica di bloccare la preda attraverso la compressione, che peggiora con i tentativi di liberarsi dell'animale.  «Si riconoscono bene questo genere di ferite - spiegano dall'ambulatorio veterinario piombinese Bedini, Villani e Fornai di via Fucini - Solo a noi capitano diversi casi all'anno. Il cane ferito di Sassetta rischia la zampa, oltre ad aver già perso, per la fatica patita, i cuccioli che aspettava. Di positivo c'è che la vascolarizzazione è salva».  È praticamente impossibile, per le proprietà della trappola, che l'animale sia riuscito a liberarsi da solo. Probabilmente il cacciatore di frodo l'ha trovato e sciolto, ovviamente, per evitare problemi, senza soccorrerlo.  Proibite per legge, le esche con i lacci vengono posizionate per la cattura dei cinghiali, o nei pressi di coltivazioni per salvaguardare i campi. A volte però restano intrappolate anche altre specie, quali le volpi, o animali domestici. In ogni caso, qualunque sia la preda imprigionata, si tratta di una pratica feroce e quasi sempre mortale.  «È un fenomeno purtroppo molto diffuso in Val di Cornia - afferma Francesco Angeletti del distaccamento della Forestale di Venturina - È una tecnica brutale che porta spesso alla morte dell'animale. Bene quando troviamo queste trappole ancora inattive, così possiamo toglierle e scongiurare il pericolo. Peggio quando scopriamo una bestia ferita. Noi cerchiamo sempre di liberarla, ma diventa difficile di fronte a una creatura sofferente e perciò infuriata che non si fa avvicinare».  L'atrocità delle lacciaie raggiunge tutto il proprio senso di efferatezza nelle circostanze in cui, attorno al capestro, viene rinvenuta la zampa, ad esempio di un cinghiale, strappata dall'animale stesso nel disperato tentativo di fuggire.  «In questo periodo, dove tanta gente frequenta i boschi, ci capitano diverse segnalazioni - spiega Angeletti - Proviamo allora a individuare il responsabile con degli appostamenti. Purtroppo l'uomo è l'animale più cattivo che c'è al mondo».  Chi usa questo sistema di caccia rischia sino a 1.500 euro di multa, una sanzione penale e il ritiro del porto d'armi da uno a tre anni; in via definitiva, se recidivo.

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