Sicurezza
Lad Calcagni: «Lipotesi dellamministrazione straordinaria non deve spaventare, necessario un compratore»
Lucchini, accordo o commissario
Giorgio Pasquinucci
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Una panoramica dello stabilimento Lucchini e Luciano Gabrielli Domani la decisione delle banche sul nuovo piano per il rientro dal debito
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PIOMBINO. I manager Lucchini non hanno ancora perso la fiducia e continuano a perseguire la strada dell'accordo con le banche creditrici. Tuttavia nell'incontro di ieri tra l'ad Marcello Calcagni e i sindacati è stata valuta anche l'ipotesi dell'amministrazione straordinaria. Una soluzione che non deve spaventare, sosterebbero ora gli stessi dirigenti dell'azienda, da un anno e mezzo ormai in una situazione di grave incertezza. Calcagni ha spiegato ai sindacati i contenuti del nuovo piano di rientro dal debito di 770 milioni presentato alle banche. Svanita la possibilità d'incassare 78 milioni di prestito ponte, che doveva essere garantito con la vendita delle centrali idroelettriche di Ascometal, la Lucchini ha puntato sulla ripartizione dell'incasso derivante dalla vendita della controllata francese. Il fondo Apollo è disposto ad acquisire le centrali insieme al resto, ma le pagherebbe qualcosa meno di 50 milioni rispetto ai 70 che erano disposti a pagare gli acquirenti svizzeri, che hanno dovuto rinunciare per lo stop del governo francese. Nella sostanza dei 180 milioni che l'accordo di luglio prevedeva di destinare al ripianamento del debito, la Lucchini propone di dirottarli alle banche in due tranche. La prima di 100 milioni al momento dell'omologazione dell'accordo, l'altra nel secondo semestre del 2012. In più alle banche è stata chiesta la sottoscrizione di lettere di credito per 48 milioni, per far fronte ai normali rapporti commerciali. Per la Lucchini sarebbe una bella boccata d'ossigeno, visto che al momento dell'atto definitivo per Ascometal incasserebbe 260 milioni, a cui sono da aggiungere il ricavato della vendita dello stabilimento di Bari e del "Palazzo di vetro" sede storica di Brescia. Tutto questo potrebbe consentire di riprendere con tranquillità l'attività produttiva, adesso fortemente condizionata dalla necessita di far cassa per autofinanziarsi e rendere più appetibile la vendita. Tra le altre difficoltà, in questi mesi è nata una vertenza con Elettra, proprietaria di una centrale elettrica all'interno dello stabilimento di Piombino e di un'altra a Trieste, che da febbraio non paga le forniture di gas, facendo mancare alle casse Lucchini circa 4 milioni di euro al mese. Trovare rapidamente un compratore è la condizione essenziale che anche ieri ha indicato l'ad Calcagni. Come hanno reagito le banche al nuovo piano Lucchini? «Non ci sono stati segnali di chiusura, ma neppure di accettazione», ha riferito Calcagni ai sindacati. Giovedì si riunirà il pool delle banche creditrici e il giorno dopo in Lucchini si aspetta la risposta. Un no definitivo aprirebbe rapidamente la strada all'amministrazione straordinaria con un commissario nominato dal governo. Un'ipotesi che per prime le banche dovrebbero temere, visto che tra i poteri del commissario c'è anche quello di chiedere l'apertura di un concordato. In questo caso la priorità dei pagamenti verrebbe data ai fornitori e ai lavoratori. «La situazione è estremamente difficile e delicata», sostiene il segretario della Fiom Luciano Gabrielli, presente all'incontro insieme ai colleghi Vincenzo Renda delle Uilm e Fausto Fagioli della Fim. Per oggi è stata unitariamente decisa la convocazione del consiglio di fabbrica. Ma non sembrano esserci troppe differenze nelle valutazione dei tre sindacati. «Dobbiamo valutare tutte le ipotesi - commenta ancora Gabrielli - non demonizzando il commissariamento, ma chiedendo comunque garanzie sul mantenimento del ciclo integrale, dell'occupazione e del pagamento dei crediti accumulati dalle imprese dell'indotto». In attesa dell'esito della trattativa con le banche, i sindacati hanno deciso di mobilitarsi, cominciando da incontri con le forze politiche. Un altro consiglio di fabbrica è già previsto per la prossima settimana.
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